Valdobbiadene e il Prosecco di Torre Zecchei

Questa estate durante le vacanze ci siamo regalati qualche giorno di piacere tra i magnifici paesaggi della Valdobbiadene, patrimonio mondiale Unesco. Racchiusa tra Valdobbiadene, Conegliano e Vittorio Veneto quest’area vinicola è la culla storica della produzione di Prosecco a DOCG, qui etichettato appunto come Conegliano Valdobbiadene Superiore DOCG o Valdobbiadene Superiore DOCG, e sovente senza nemmeno più il nome Prosecco in etichetta. Scelta, questa, dovuta all’inflazionamento del vino Prosecco sui mercati, dopo il contestato ampliamento della zona di produzione a DOC avvenuta anni fa che ha visto salire sul carro vincente anche produzioni industriali o prettamente commerciali, dalle mastodontiche rese per ettaro, in terreni di pianura spesso geologicamente al limite della sufficienza per la viticoltura, o prodotti creati senza nessuna cura e passione, ma solo per soddisfare i numeri di un mercato in costante crescita.

Questa premessa è dovuta perchè la differenza tra bere un Valdobbiadene – Conegliano Prosecco Superiore o un Prosecco DOC è netta e da comprendere bene. Nulla togliendo ad un buon Prosecco Treviso DOC ben fatto (e che comunque non possiamo trovare sempre in offerta a pochi spicci), la produzione di uve Glera, da cui si ottiene tutto il Prosecco, è storicamente radicata in Valdobbiadene e soggetta ad un disciplinare a sè, appositamente dedicato.

Le splendide colline di origine glaciale, alluvionale e marina, che siano dolci o più irte a seconda della zona ma sempre caratterizzate da distinte caratteristiche chimico – fisiche e ottimale permeabilità, insieme al perfetto equilibrio climatico dato dalla vicinanza delle montagne e della loro benefica escursione termica, creano la condizione ideale per la coltivazione di uve dal ricco e unico profilo aromatico e gustativo.

La lavorazione delle viti e la raccolta delle uve avvengono (da disciplinare) rigorosamente a mano, con il necessario dispendio di tempo e fatiche immaginabili rispetto ad un vigneto meccanizzato di pianura, è vietato il diserbo chimico e le rese per ettaro sono ben ridotte, ovviamente, rispetto ad un Prosecco prodotto fuori dall’area a DOCG. Come ulteriore valorizzazione sono state create 43 menzioni geografiche aggiuntive, denominate “Rive di..” in etichetta, che caratterizzano vini prodotti in sottozone ristrette, dette rive appunto, generalmente caratterizzate da forte pendenza e con caratteristiche geologiche ben distinte, che danno uve di ulteriore qualità e vini dai tratti caratteristici.

Tornando al nostro viaggio, inizialmente abbiamo avuto il piacere di essere ospiti presso la Cantina e Agriturismo La Casa Vecchia a Santo Stefano. Qui, passeggiando piacevolmente tra le vigne del cru di Cartizze sino a raggiungere la sommità delle colline antistanti, abbiamo potuto verificare con le nostre gambe la difficoltà e pendenza che deve affrontare un vignaiolo che lavori manualmente le uve in queste zone.

A proposito della denominazione Cartizze, mi sono tolto finalmente la curiosità di scoprire a fondo, sul posto, le peculiarità di questa rinomata produzione. Si tratta di una zona di soli 108 ettari, che dal colle dove si trova la famosa Osteria senz’oste (che ad oggi purtroppo ho trovato un pò snaturata nella sua originaria essenza, ridotta ad attrazione turistica… ma tant’è) rientra tutta in una fotografia.

Le vigne di Cartizze sono esposte tutte a sud e godono della ventilazione ed escursione termica importante data dalla montagna sovrastante: sono dei cloni vecchi e con la caratteristica di produrre uva Glera con grappoli spargoli (dai chicchi radi, vedi in foto) con un concentrato tenore zuccherino e grande intensità aromatica. Proprio il fatto di produrre grappoli spargoli e dolci rendeva tempi addietro l’uva di questa zona adatta ad essere appassita, scongiurando ammuffimenti indesiderati, per fare il prezioso vino dolce delle feste. Operazione che si faceva sulle “graticce”, da cui la storpiatura linguistica dialettale “gardizze” fino a “cartizze”. Il cru di Cartizze è diviso in tantissime parcelle tutte di proprietà di viticoltori, ed il valore dei terreni raggiunge cifre altissime, arrivando anche a due milioni di euro per ettaro.

Concludiamo la nostra passeggiata con una gaudente degustazione dei vini della cantina La Casa Vecchia sul loro portico che affaccia direttamente sui vigneti di Cartizze, con un tramonto dopo la pioggia da riempire gli occhi ed il cuore. Io personalmente invito i miei clienti ad approcciarsi alla tipologia di prosecco brut rispetto ad un extra dry, che trovo più equilibrata nel rapporto zuccheri-aromaticità e meno stancante, più gastronomica. Il Cartizze prodotto da loro in versione dry stupisce per il suo quadro aromatico intenso ed esplosivo, con una persistenza lunghissima e gusto sapientemente bilanciato nonostante il residuo zuccherino. Comunque tutti vini di alto livello qualitativo, dove si ritrova il lavoro attento e la passione trasmessa anche dal titolare durante una bella chiacchierata.

I giorni seguenti ci siamo concessi un piacevole girovagare lungo la strada del vino ed i paesi di Asolo e Bassano del Grappa, tra scorci spettacolari, borghi caratteristici e golose soste gastronomiche, trovando sempre una accoglienza professionale e preparata, aspettando l’appuntamento presso la Tenuta Torre Zecchei a Valdobbiadene, nostri nuovi fornitori da quest’anno.

Qui veniamo accolti da Tiziano ed Elisa, che subito ci mettono a nostro agio con affabilità e cortesia, nonostante il periodo sia già di preparazione per l’imminente vendemmia, e ci dedicano il loro tempo con piacere. L’azienda è dedita quasi esclusivamente alla produzione di spumanti, con uve da vigneti di proprietà collocati nel territorio della DOCG Conegliano Valdobbiadene, con cui viene prodotto anche il Prosecco Treviso DOC da uve sempre vendemmiate manualmente! Gli spazi di lavoro sono tutti a vista e contigui come è usuale in una cantina di piccole dimensioni, ordinati e puliti come buona prassi per chi lavora con criterio. Le vasche di fermentazione e stoccaggio brillano in fila affacciate alle autoclavi dove il Prosecco farà la seconda rifermentazione a temperatura controllata: le dimensioni sono contenute e si vede subito che l’obiettivo è una produzione mirata, di qualità. Tutto è pronto per accogliere l’uva che arriverà, quindi con Tiziano conveniamo che è il momento di aprire un paio di bottiglie e metterci comodi.

Mentre degustiamo il loro Valdobbiadene Brut, a mente fresca di altri assaggi fatti nei giorni seguenti, mi convinco sempre più della validità dell’azienda selezionata! Gli aromi sono ampi e intensi, acidità e frutto ben dosati, la sapidità e territorialità caratterizzante spicca netta.

Passiamo poi ad assaggiare il Bonorivo, extra brut proveniente dal loro vigneto più vocato sulle Rive di Cozzuolo, e approfondiamo la conoscenza dei loro metodi di coltivazione. Scopro così che l’azienda punta molto sulla salubrità delle uve, arricchendo i terreni con preparati biologici che rafforzano le viti e le aiutano a contrastare eventuali criticità batteriche e danni da parassiti (principio di dominanza) riducendo gli interventi in vigna ed in cantina e rispettando il territorio.

Mentre chiacchieriamo, mi concentro sul vino nel bicchiere, il Bonorivo, “la cui vinificazione e seguente lavorazione avviene senza aggiunta di solfiti. Prodotto esclusivamente dalla selezione di uve di un vigneto che, per la sua naturale posizione geografica in pieno sole fin dal primo mattino, necessità di limitati trattamenti chimici” (dal sito aziendale): un bicchiere che apre a ventaglio, in maniera esemplare, le caratteristiche aromatiche del vitigno Glera, con un sorso da grande bollicina, setoso e sottile, bilanciato nell’acidità e piacevolezza ma capace di reggere abbinamenti ricercati… complimenti davvero!

Ulteriore nota di merito, l’uso di pannelli fotovoltaici per compensare il fabbisogno di energia elettrica dell’azienda ed il progetto in corso d’opera per la creazione di una nuova e moderna struttura ricettiva alle porte di Valdobbiadene, segno di dinamismo e sana crescita imprenditoriale sul territorio.

E’ giunto il momento di salutarci e procedere per la nostra strada ed il resto della nostra vacanza, con il piacere di avere visto di persona, ancora una volta, una concreta e positiva realtà produttiva, e di poter trasmettere qualcosa di più ai miei clienti quando tornerò al lavoro.

Sicuramente la zona di Conegliano e Valdobbiadene ha ancora tanto da raccontare e magari qualche lacuna tecnica nel mio resoconto potrà esserci, ma ero in viaggio con la famiglia per piacere e così è stato, senza troppi tecnicismi ma con il ricordo di aver incontrato belle persone e scoperto un altro pezzo del nostro meraviglioso paese, ricamato e impreziosito dal lavoro dell’uomo.