SPECIALE SAPORI BERGAMASCHI

dopo la pausa estiva abbiamo piacere di darvi il bentornati con una promozione sui prodotti delle nostre terre: dal 17 settembre al 2 ottobre trovate a prezzo speciale vino sfuso, in bottiglia, salumi e formaggi della Bergamasca! Inoltre riprenderemo con le degustazioni gratuite dei vini e prodotti in promozione… passate a trovarci!

Sardegna&vino estate 2021

Anche se in vacanza con la famiglia, ogni winelovers che si rispetti trova sempre il modo per infilarsi in qualche antro oscuro profumato di vino, ed io non potevo fare eccezione nè tantomeno perdermi l’occasione di scoprire il territorio di uno dei vini più affascinanti e rari al mondo: la Vernaccia di Oristano. Eravamo vicino Cabras, dove ha sede sin da fine ‘800 l’Azienda Vinicola Contini, la cui Vernaccia Antico Gregori è ritenuto un vino mitico e prezioso, da provare almeno una volta nella vita, e così ho fatto: mi sono concesso una approfondita visita alla cantina e una memorabile degustazione di Vernaccia 2015, 1995 e 1976!

Meno bene è andata a Bosa con la Malvasia, tra enoteche di riferimento chiuse il sabato ad Agosto (sigh!), uffici delle strade del vino con personale non propriamente preparato e la voglia di mare che, complice le alte temperature, ha avuto alla fine alla meglio, ma qualche bicchiere lo si è comunque recuperato tra le antiche vie di Bosa.

(PS la Vernaccia di Oristano, se si esclude la versione giovane e conviviale, è intesa dagli appassionati quella prodotta sui lieviti Flor per ossidazione, un procedimento che per brevità vi invito a scoprire nel dettaglio qui perchè la sua storia unica ed il contesto in cui nasce meriterebbero parecchio tempo e parole)

In ultimo, non è mancata una visita al frantoio Corrias di Riola Sardo, gestito con lungimiranza e modernità, per una degustazione dei tanti prodotti proposti, di cui abbiamo già in negozio qualche bottiglia…

Credo sia importante, per chi come me, oltre che vendere vuole trasmettere emozioni, percepire e vivere il territorio di origine di ogni prodotto e nel caso della Sardegna devo dire che aver visitato la parte più rurale con le sue asperità, tante quante le sue meraviglie, immerse in una tavolozza di colori abbaglianti ed un ventaglio di profumi mediterranei incredibili, sia stato molto edificante e prezioso anche dal punto di vista professionale.

Sono seguiti poi altre scoperte gastronomiche e svariate bottiglie di vino ed altro, che non sto ad elencare, ma in sostanza, oltre ad una rigenerante vacanza che ci ha dato una bella ricarica, si è tornati come sempre con qualche nuovo contatto e una serie di idee… chissà quali di queste si concretizzeranno sugli scaffali della Botte Piccola?

seguite il nostro sito o la pagina facebook per scoprirlo!

L’evoluzione dei Vini sfusi quotidiani

Uno degli errori più gravi e più comuni in cui oggi incorrono molti consumatori di vino è di credere che un certo vino, riconoscibile al nome e all’etichetta, debba essere sempre uguale a se stesso, e sempre buono se una volta è stato trovato buono: di chiedere, dunque, al commerciante un vino che risponda a requisiti di “continuità”.

L’errore deriva senza dubbio da un inconscio adeguarsi alla produzione industriale di tanti altri beni di consumo. Enorme equivoco: si pensa, scioccamente, al vino nominato e desiderato come a un’entità omogenea, intercambiabile, fissa: come se si trattasse di una data marca di aranciata, di birra, di whisky, o addirittura di automobile o frigorifero.

Mentre il vino, il vino di una data qualità, zona di produzione circoscritta, annata, partita, botte è, in certi casi, misurabile, inanalizzabile se non entro centri limiti, variabile per un’infinità di motivi, effimero, ineffabile, misterioso. Esigere un vino “stabile” è la più grande sciocchezza che un bevitore di vino possa commettere.”

Mario Soldati, Vino al vino, 1981

Lo scriveva chiaro già Mario Soldati quarant’anni fa, e anche io dopo vent’anni di lavoro devo prendere atto che una delle nozioni che più si fatica a far comprendere al pubblico, e mi spiace dirlo, è proprio la percezione del vino come di un prodotto variabile e soggetto a mutamenti di varia origine, come è naturale che sia. Credo di poter affermare che se una persona questa nozione l’ha acquisita e interiorizzata di suo, allora si può discuterne, scambiare informazioni e dare consigli utili cogliendo negli occhi dell’interlocutore una interazione comprensiva, non diffidente ma realmente interessata, altrimenti nel rapporto commerciante – cliente ogni spiegazione post-vendita è vista come un accaparrare scuse, un modo di imbrogliare le carte per nascondere qualcosa. Perchè purtroppo la quasi totalità delle discussioni inerenti al tema di cui sopra avvengono a posteriori (sopratutto se parliamo di vini sfusi dove le variazioni possono essere continue e più evidenti): vuoi perchè un cliente rimane “scontento” di aver trovato un prodotto con delle differenze dall’acquisto precedente o comunque dal quale si era abituato oppure perchè il vino è mutato in qualche modo, successivamente alla vendita. Al di là che tecnicamente queste differenze possano anche essere migliorative.

Questo lo dico sulla base di innumerevoli spiegazioni date nei miei venti anni di lavoro, e vi garantisco che non è incapacità a comunicare, ma proprio l’opposto: diffidenza nel recepire, perchè noi commercianti per natura “imbrogliamo” (quante volte me lo sono sentito dire, come se in questi periodi di crisi nera del commercio il nostro obiettivo quando alziamo la serranda non sia altro che “imbrogliare” quei clienti che non ci ha ancora portato via la grande distribuzione o il commercio on-line… ma tant’è!).

La cosa più amareggiante è che questa renitenza nel comprendere la mutabilità delle cose della natura la si trova in maggioranza proprio nella clientela over 60, che dovrebbe invece avere ancora dei ricordi di gioventù di una vita rurale, in cui gli alimenti che finivano in tavola, vino compreso, erano prodotti direttamente dalla famiglia o in una cerchia molto prossima, alla cui produzione vi si aveva assistito sovente di persona. Quante volte ho sentito parlare di “quando mio padre aveva la vigna, faceva il vino e io l’aiutavo a schiacciare l’uva” ma forse è solo un romantico ricordo d’infanzia, travolto e sradicato dalle nuove dinamiche della produzione alimentare massiva e industriale, che ha invaso il mercato, senza limiti, dagli anni del boom economico ai giorni nostri.

Più soddisfazione e comprensione la si trova invece nelle fasce d’età più giovani: dai 50 in giù, fino arrivare anche ai ventenni, oggi il cibo e la sua condivisione sono cultura ed esperienza, e non più solo necessità (grazie al cielo!) quindi oltre ad una maggior consapevolezza sui sistemi di produzione e sulle dinamiche del cibo e degli alimenti in generale, alla quale segue di conseguenza una ricerca della qualità e salubrità, si evince quello che gli analisti riportano da tempo con grafici e numeri: si beve meno, ma si beve meglio, con curiosità e coscienziosità. Quindi ogni nozione inerente al vino è accolta con piacere e fiducia, e si riesce ad aprire delle discussioni costruttive e di conseguenza ad assistere il cliente in maniera ottimale, come è giusto che sia.

Perchè tornando al punto di questo testo, il vino è un prodotto vivo e soggetto a mutabilità, che sia esso sfuso o in bottiglia. Se nò, non è vino. E venderlo è qualcosa di più che esporlo su uno scaffale ed aspettare che qualcuno lo metta nel carrello…

Geograficamente parlando, inoltre, posso aggiungere che anche esercitare nel cuore della regione più industrializzata d’Italia non aiuta. Nelle zone a vocazione agricola e vinicola parlare di vino e delle sue dinamiche fa parte della quotidianità, sin da piccoli e in ogni momento della giornata. Purtroppo nelle nostre zone le attività predominanti sono decisamente altre e molto del sapere rurale è andato inequivocabilmente perso col tempo.

Al proposito ricordo un aneddoto, i primi anni che lavoravo ero andato in visita in una cantina in Trentino e nell’androne della cantina c’era la zona atta alla vendita al pubblico del vino sfuso. C’erano dei signori del luogo anziani, acquirenti abituali che chiaccheravano, e il responsabile ci ha presentati appunto come gestori di uno spaccio di vendita vini della provincia di Lecco. Parlando del più e del meno, abbiamo detto di come la maggior parte dei nostri clienti acquistasse il vino in dame da 5 lt, chi più chi meno ma periodicamente, se non settimana per settimana al massimo mese per mese. La risposta meravigliata dei signori Trentini la ricordo ancora: “ma non si compra il vino sfuso così, come si fa a berlo subito? Il vino va imbottigliato e lasciato riposare, non si può portare a casa e bere così!”

D’accordo, ma vallo a dire a chi ha la mini-cantina in un palazzo di cinque piani in centro città, o spesso solo il garage esposto alla temperatura esterna, in estate!

In ultimo, la spallata finale l’ha data la onnipresente Grande Distribuzione, dal momento che oltre ai beni di uso casalingo o alimentari confezionati comuni ha avuto la voracità di accaparrarsi anche la vendita totalitaria di prodotti agricoli e alimentari storicamente di settore: pane e prodotti da forno, pesce fresco, formaggi, salumi e verdure “già pronte, affettate, lavate e stirate”.

Dapprima (intendo anni 70\80) rivestendoli della vena di praticità e modernità che il marketing dettava a quei tempi, ed ora invertendo la rotta dando una patina di “nostrano, campagnolo e local” a tutto, sempre come vuole il trend del momento, ma in sostanza annientando i negozi specializzati e di quartiere che avevano però anche la capacità e l’onere, a cui i supermercati si sono sottratti con una intenzionale sterilizzazione dei rapporti umani, di affrontare il faccia a faccia con il cliente: dite la verità, quanti di voi hanno mai pensato di contestare a posteriori in un supermarket un prodotto o di chiedere un pezzo diverso da quello proposto, magari cercandone uno che ci sembri migliore? Vendiamo tutto, prendi dal banco e vai, non cè interlocutore di fiducia. Quando le nostre mamme o nonne sceglievano e contrattavano, e se la merce non era soddisfacente, avevano nel commerciante un referente da cui andare a lamentarsi o al contrario richiedere il medesimo articolo che le aveva soddisfatte, si imparava sempre qualcosa e ci si conosceva per nome e di persona senza dubbio. Questo non esiste più, calcolato a tavolino.

Questo mio ragionamento non sia assolutamente inteso come snob o presuntuoso, sono anche io figlio di persone di estrazione umile e lavoratori, e ricordo bene girare per casa i beni alimentari “moderni” che ci si poteva finalmente permettere: dall’idrolitina alla simmental al tonno in scatola ai gelati confezionati o la pizza catarì quello che oggi è guardato con obbrobrio, ai tempi era sinonimo di ammodernamento e benessere ma piano piano ha aperto la strada allo stravolgimento di sapori e saperi rurali.

D’altro canto, la regola dell’industria alimentare è ben chiara e nota agli addetti ai lavori: il cliente è un consumatore, non c’è tempo e personale a disposizione per lui e sopratutto non c’è intenzione di farlo interagire, è solo businnes, e il cibo, o meglio il prodotto, non deve mai variare in gusto, forma o colore, deve essere sempre uguale, perchè il consumatore non gradisce cambiamenti. E quindi abbiamo un esercito di formaggi e formaggini, biscotti e merendine, pasta, yogurt e budini, insaccati e quant’altro, frutta e verdura compresi, fatti con lo stampino. Ma nessuno che sappia spiegare cosa vende, tra le corsie…

Ecco che il vino, quello degno minimamente di questo nome anche senza arrivare alle punte di eccellenza, per fortuna non ama rispettare questo canone e diventa difficile da gestire in un circolo sterile e ottimizzato a tavolino come quello della grande distribuzione. Insomma, a lavorare col vino (specialmente sfuso) si “perde tempo” con tutte le problematiche che comporta!

Ovviamente tutto questo scrivere non vuole essere solo un esercizio di stile ma nasce dalla necessità personale di non rassegnarmi agli eventi, anche se sarebbe più facile, e perseverare invece come mia abitudine a interagire con i miei clienti, cercando di renderli più consapevoli e a diffondere quel minimo di buona cultura del vino che ho assimilato fino ad oggi.

Provo quindi a riassumere, con l’aiuto di un grafico creato appositamente, cosa succede nel corso dell’anno ad un vino sfuso, in vasca, concepito per la vendita di vendemmia in vendemmia e ad uso quotidiano, basandomi sulla mia esperienza e con un approccio semplice e pratico, senza voler esprimere verità assolute:

  • Generalmente la messa in commercio dei vini della nuova vendemmia avviene tra gennaio e marzo, a seconda della tipologia e delle giacenze di cantina. Di regola, i primi ad arrivare sono i vini bianchi. I vini bianchi giovani si presentano di colore vivo e dalle sfumature verdoline, con profumi intensi e molto fruttati, il gusto è generalmente più amabile ma vivo, si percepisce una maggiore acidità anche se lieve, perchè è negli intenti del vinificatore proporre un vino di pronta beva, e non concepire un prodotto da bottiglia in cui la necessaria e preziosa acidità sarebbe maggiore e certamente sgraziata, da giovane. Nei vini rossi troviamo le classiche sfumature violacee vivide dei vini freschi, i profumi saranno molto fragranti e vinosi, e il gusto sarà facilmente sbilanciato: nei vini più secchi e alcolici si troverà un’acidità maggiore e degli spigoli, nei vini più amabili la nota dolce sarà maggiore e arrotonderà un po’ le imperfezioni di gioventù. E sì, il vino è “diverso da prima”! E’ proprio ora che fioccano lamentele ed osservazioni: teniamo conto che il vostro palato era abituato ad un vino che aveva circa 14\15 mesi d’età e poi di colpo si ha a che fare con un vino di 4 mesi… immaginate la stessa cosa con un formaggio, ad esempio. Nessuno si meraviglierebbe di trovare differenze con 10 mesi di stagionatura in più!

  • Dalla primavera fino a Luglio\Agosto si potranno avere rifermentazioni del vino, e presenza di depositi sul fondo di diversa origine, ma comunque naturale anche se più o meno graditi: se di colore biancastro e velati sono i lieviti e possono starci, se di forma cristallina e solidi (tipo sali) sono i tartrati e possono starci, se violaceo scuro e melmoso nei vini rossi sono di origine fecciosa, e potrebbero indicare vini non sfecciati bene e lavorati grossolanamente, oltre che trasmettere cattivi odori e sapori, se in eccessiva quantità. La rifermentazione (vino che frizza) entro certi limiti è una condizione naturale e piacevole in alcuni vini ma non in altri, per questo le cantine che hanno maggiore cura tendono a svolgere la fermentazione malolattica prima della messa in commercio per la maggior parte dei vini e successivamente a fare microfiltrazioni un po’ più strette nei mesi caldi per i vini tradizionalmente fermi. Inoltre, ed è il motivo per cui personalmente nei mesi estivi non faccio grosse scorte, (altra cosa che crea scontento tra la clientela ma torniamo al discorso grande distribuzione: non si può avere sempre tutto, tutto l’anno!) i livelli di solforosa saranno facilmente più alti proprio in corrispondenza dei picchi di caldo estivi, perchè la microfiltrazione può eliminare impurità e lieviti dal vino, ma dal momento che viene travasato, consegnato e spillato il vino si ossigena e si ri-contaminerà inevitabilmente, e col caldo il processo è molto accelerato. Vini sfusi senza solforosa? Praticamente impossibile, qualsiasi cosa vi dicano. Vini sfusi ben fatti e ben conservati, con poca solforosa, microfiltrati? Possibile, magari vi costano qualche centesimo in più perchè tempo e lavoro vanno remunerati. Ribadisco che è comunque corretto che il vino possa muoversi e fare lievi depositi nel tempo, ma bisogna sempre garantire un prodotto pulito e stabile al momento della vendita, che non abbia già iniziato a rifermentare nelle vasche, altrimenti diventa una scusa per coprire poca igiene e poca cura in negozio o in cantina o peggio vini fecciosi, mal tenuti e consegnati già contaminati e non puliti. Poi se parliamo di Croatina è una cosa, ma un Cabernet che frizza come un lambrusco dopo 15 giorni dall’acquisto non è il massimo… Ovviamente, la “vita” del vino non è solo nelle nostre mani, ma passa dal produttore al venditore ed infine al cliente: ora è compito vostro averne cura quindi igiene e buona conservazione sono le basi. Anche a livello casalingo ogni contenitore ed accessorio che viene a contatto col vino deve essere pulito e immacolato, se non addirittura sterilizzato, imbottigliate anche le piccole quantità con tappi nuovi, di plastica o corona se non volete sorprese, e conservatelo assolutamente al fresco. Ad ogni modo nel passaggio dalla primavera all’estate nei bianchi il colore andrà cambiando, si perderanno le nuances verdoline in favore di un colore più carico, giallo. Il profumo e il gusto virerà e parte del fruttato si stabilirà su note più mature. Nei vini rossi, andando verso il cuore dell’estate, il colore perderà le sfumature violacee e i vini più secchi inizieranno a perdere pian piano spigolosità e anche i profumi fruttati si attenueranno.

  • Dopo il periodo più caldo, da Settembre a fine anno, avremo generalmente dei vini bianchi con un colore più carico e meno vivo, avranno perso la preziosa acidità della gioventù e tenderanno ad “appiattirsi”, cosa del tutto naturale per vini di pronta beva. Si parla in via generica: ci saranno comunque vini che manterranno di natura un po’ più di verve, mentre i vini troppo abboccati saranno penalizzati. Purtroppo i vini bianchi sfusi iniziano a vedere qui il loro punto di arrivo, nella maggior parte dei casi mi sento di dire che non avranno giovamento col passare ulteriore del tempo, quindi non fate grosse scorte a fine anno, aspettate che arrivino i vini nuovi. Una curiosità: a settembre, i vini consegnati in periodo di vendemmia tendono a volte a fare scherzi e rifermentare di nuovo con vigore: questo può essere causato dal fatto che durante la vendemmia i locali delle cantine di produzione si riempiono di lieviti e flora batterica portata dall’uva in conferimento, e per via aerea trasmessi ai vini in giacenza magari durante i travasi e il caricamento dei camion. Ancora l’esperienza mi insegna ad andare piano a riempire il negozio dopo la pausa estiva e sconsigliare imbottigliamenti di grosse quantità, meglio aspettare ottobre-novembre quando il freddo quieta le cose.

  • I vini rossi invece hanno una chance in più, e dopo l’estate la loro strada si divide da quella dei vini bianchi. Il colore si sarà fatto più granato, avranno perso probabilmente i profumi più sottili ma il gusto sarà finalmente ad un buon punto di equilibrio e più pieno, e sicuramente più secco. Il periodo invernale è poi quello ottimale per imbottigliare i rossi più importanti ed alcolici, ormai stabili e posati, che potranno resistere anche fino all’inverno successivo e oltre (ho personalmente imbottigliato più volte vini che hanno tenuto bene3\4 anni, ma si tratta di selezioni particolari, di quelle che noi proponiamo periodicamente, con buona gradazione e che magari hanno fatto anche una maturazione in botte). Invece i rossi di 12-13% potrebbero arrivare alla fine della primavera successiva senza problemi, ma poi con l’arrivo dei primi caldi è probabile che inizino a vedere arrivato anche il loro tempo.

  • In ultimo è sempre bene ricordare che il vino, ovviamente e beneauguratamente, cambia da vendemmia a vendemmia e che i produttori non hanno un rubinetto magico da cui esce sempre lo stesso vino, ma hanno più vasche di diverse dimensioni spesso con vini ottenuti assemblando uve di vari appezzamenti o di conferitori di fiducia esterni, vinificate in tempi e modalità separate e quindi facilmente e naturalmente variabili nel gusto. Questo inteso per le aziende con cui lavoro io, che sono di piccole dimensioni, dai 7 ad un massimo di 60 ettari e gestite tutte a livello familiare, per le quali l’omologazione del vino prodotto non rientra certamente tra gli obiettivi di lavoro. Chi produce vino con criterio, anzi, al contrario vanta e non nasconde di avere partite di vino con caratteristiche diverse. Perchè non dovrebbe essere così, del resto?

Ps il grafico sopra a grandi linee e con le dovute eccezioni può anche riassumere, amplificato negli anni, cosa succede ad un vino in bottiglia: la freschezza e lo sbilanciamento in gioventù, un tempo in cui inizia a maturare e ad evolvere significativamente, un tempo ottimale di maturazione ed un tempo in cui inizia a decadere.

Se siete arrivati fino a qui, forse avete avuto occasione di imparare qualcosa di nuovo, e mi fa piacere. Calcolate che quanto sopra esposto, seppur semplificato, è frutto della mia esperienza nel tempo passato in negozio ed a contatto con diversi produttori di vino: il filo del discorso è giusto anche se sicuramente può esserci qualcosa di errato o correggibile alla presenza di un enologo, ma del resto il mio lavoro di venditore è il tratto di unione tra la complessità del lavoro di cantina e la semplicità del gesto di bere e condividere un bicchiere di vino a tavola, ed altri dettagli più tecnici sarebbero comunque di difficile comprensione o superflui.

Testo, foto e grafica (c) 2021> Negretti Paolo – è vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso dell’autore

Venerdì 10 luglio 2021 – Bombino-Fiano Teanum

Bombino-Fiano linea “Alta” Puglia IGP 2019 – 13% vol. – Cantine Teanum S. Paolo di Civitate (FG). € 7,90 in enoteca

Oggi stappiamo un vino che abbiamo inserito last-minute per rafforzare l’offerta di vini bianchi, data la stagione, attingendo dall’ampio catalogo delle collaudate Cantine Teanum .

Versato nel bicchiere, come per molti vini anche se giovani, riteniamo che una breve attesa aiuti a pulire e dispiegare meglio le potenzialità e gli aromi. Attendiamo una ventina di minuti e poi procediamo all’assaggio.

Il colore è quello dell’oro, vivido e di buona intensità, che accompagna un ventaglio di profumi generosi di ananas, albicocca, cedro e lime, frutta gialla candita e in finale una sottile nota che riporta alle erbe aromatiche. Ci aspettiamo assaggiandolo un vino grasso e succoso ma è un’impressione parzialmente ingannevole, infatti dopo aver ritrovato corrispondenza con il sapore dei frutti sopra descritti, la bevuta è subito rinfrescata da un’ampia sensazione sapida e un retrogusto amarognolo che spazzano le note fruttate dal palato cedendo il finale ad una lunga persistenza aromatica e mandorlata.

Un vino dalle sfaccettature ricercate, con l’ottimo rapporto qualità-prezzo che contraddistingue i vini prodotti dalle Cantine Teanum. Lascio a voi immaginare gli abbinamenti molteplici, estivi e mediterranei ma certamente da osare più che con un semplice aperitivo.

Venerdì 4 Giugno 2021

Vento Spumante Brut rosato millesimato 2020 – 11,5% vol. – Cantine Teanum San Paolo di Civitate (FG). € 8,90 in enoteca.

Finalmente riprendiamo ad accogliervi con le consuete degustazioni promozionali dei nostri vini, e lo facciamo con un vino che casca a pennello con i primi caldi della stagione.

Le Cantine Teanum vantano una consolidata esperienza ed una gestione moderna e innovativa, con una gamma di vini ampia che spazia dalle storiche varietà della zona a vitigni di regioni vicine che, come per altre case vinicole Pugliesi, vengono usualmente coltivati ed interpretati dando risultati sicuramente differenti dai territori d’elezione, ma comunque interessanti.

E’ il caso dello spumante rosato brut che andremo a degustare, ottenuto da uve Aglianico, varietà che viene usata sempre maggiormente per spumantizzazione sia in bianco che in rosa, con Metodo Classico o in autoclave come nel caso del Vento spumante rosato.

Versato nel bicchiere forma una schiuma e una bollicina vigorosa, che si sgrava subito lasciando il passo a scie fini che svelano il bel colore rosa antico scarico, non artificioso ma con riflessi naturali vividi, segno del rosato fresco di annata.

il profumo riflette l’occhio, tenue e delicato di crema e ribes, un sottofondo di mandarino, dopo alcuni minuti ritroviamo sempre gli stessi profumi anticipati da una sensazione iodata, di mare, non sgradevole. Un quadro aromatico non esplosivo ma ben equilibrato, piacevole e invitante come si conviene ad uno spumante charmat conviviale.

Il sorso invece ci sorprende, il vitigno Aglianico rivela la sua natura con una verve vinosa e graffiante, incisiva rispetto al colore ed al profumo. Il palato è ben avvolto dalle varie sensazioni: fruttato, vinosità, sapidità e croccantezza ben distribuite, che lasciano una lunga persistenza e un buon ricordo amarognolo e asprigno che invoglia a berne ancora. Qui ci ricordiamo che abbiamo a che fare con uno spumante brut, e subito ci viene voglia di sapori di mare.

Ideale per accompagnare antipasti di mare, di verdure o mousse e torte salate estive. Oppure con uno spaghetto allo scoglio con fondo di pomodorini.

Novità di Primavera #2

Ecco l’ultimo aggiornamento sulle novità della Botte Piccola:


– Aggiornamento Vini Sfusi:  le basse temperature anomale ci hanno aiutato fino a maggio inoltrato, ma ormai l’estate è alle porte e come ogni anno, con l’approssimarsi dei mesi più caldi, dobbiamo ridimensionare la varietà di vini sfusi disponibili e le quantità in magazzino per garantirne la freschezza e la corretta conservazione. I vini nelle cisterne saranno disponibili nell’impianto sotto azoto (alla spina) ed i vini più alcolici (sopra i 13%) verranno fermati fino a settembre-ottobre. Sicuramente inseriremo qualche novità ma di stampo più leggero ed estivo, adatto alla stagione, e per chi volesse proprio qualcuno dei vini più alcolici saranno disponibili su ordinazione minimo 25 lt o in bag-in-box. Al proposito, ricordiamo che d’estate anche voi clienti dovete aumentare le precauzioni nella conservazione dei vini sfusi: massima igiene dei contenitori, imbottigliare anche le piccole quantità con tappi buoni a tenuta ermetica e conservazione ben al fresco. A chi non avesse un posto idoneo nei mesi caldi suggeriamo di passare al vino nel bag-in-box, che rimane sempre sottovuoto e garantisce una maggiore conservazione. Abbiamo una vasta offerta di vini in bag-in-box, se vuoi scoprire come funziona clicca qui. Infine, ricordiamo che i nostri vini non vengono pastorizzati nè aggiunti di dosi eccessive di solfiti, per questo fenomeni come intorbidimenti, rifermentazioni, depositi di fondo e anche diventare aceto sono normali se il vino prende troppo caldo o aria e sono da intendersi come sinonimo di genuinità .

– Novità Enoteca: continua il riassortimento delle nostre etichette, con un’occhio ai vini ideali per la stagione estiva. Sono in arrivo nuovi vini bianchi e stiamo preparando un buon assortimento di vini rosati. Ora trovi già in promozione il Favugne Rosato delle Cantine Teanum a € 5,40 ed il Lugana Perla del Garda al prezzo bloccato di € 9,90 … passa a trovarci per scoprire le altre novità! (in conformità con le normative Covid, riprenderemo appena possibile anche le degustazioni gratuite) vedi allegati.

– Novità in Dispensa: sono arrivate le gallette di farro bio Cascina Vengore e il riso Apollo (varietà aromatica simile al Basmati) della Riseria Drusiana: due nuovi prodotti di qualità ideali da usare come base per le tue ricette estive e creative. 

– Nuove idee regalo: dal Laboratorio Artimedia, che si occupa di progetti lavorativi per persone con disabilità, sono arrivati i coloratissimi set Aperitivo e Liquori. Oggetti artigianali unici, ideali da regalare anche in abbinamento con una buona bottiglia di vino, liquore o grappa oppure da inserire in un bel cesto con le nostre specialità. Disponibili in varie tonalità di colore. (Vedi allegato)

– Nuovi premi raccolta punti: per tutta l’estate, in premio con 14 timbri della nostra raccolta punti, potrai ricevere invece che una bottiglia di vino sfuso una bottiglia di birra artigianale Febus Dom Byron! Un regalo che sicuramente rinfrescherà il tuo shopping alla Botte Piccola, se non hai ancora la tessera richiedila in negozio!

– Programma Rifugio Griera e Pranzo Bergamasco: finalmente si vede una graduale ripresa nelle attività dei nostri partner. Se per le feste delle varie associazioni con le quali collaboravamo è ancora presto per via delle limitazioni Covid, il Rifugio Griera ha stilato il consueto programma di eventi che vede confermato l’appuntamento per pranzo Domenica 27 giugno con i prodotti selezionati dalla Botte Piccola: casoncelli artigianali, salumi e formaggi bergamaschi e naturalmente ottimo vino! Per l’occasione saremo presenti anche noi e offriremo l’aperitivo a tutti i presenti. Prenotazioni in rifugio al numero che trovate nel volantino allegato. PS: il rifugio è raggiungibile solo a piedi, è consigliabile informarsi bene prima su tempi e itinerario.
Scarica qui il programma.

vi invitiamo a seguire sempre il nostro sito  www.labottepiccolacisano.com  o la nostra pagina  Facebook  per ulteriori novità ed aggiornamenti.

Novità di Primavera parte#1

Il bello della Botte Piccola è che trovi sempre qualche novità per soddisfare la tua curiosità… ecco una prima tornata di nuovi arrivi per dare un tocco di colore e sapore alla tua tavola!

– Novità Enoteca e Sfuso:  con la primavera iniziamo a rinnovare gli scaffali con vini più freschi e snelli … diverse nuove etichette stanno già bella mostra di sè in quella che è la prima parte dello stagionale riassortimento che compieremo da qui a fine maggio , in vista dell’estate (vedi allegato).

Per quanto riguarda i vini sfusi, è già arrivato un nuovo Bianco Toscano da uve Trebbiano e Malvasia da 12,5% vol., un vino mediterraneo dal gusto sapido e deciso, poi man mano che le temperature si alzeranno sostituiremo i vini rossi più alcolici e impegnativi con altri più adatti alle richieste della stagione.

In Bag-in-box da 5 litri sono tornati i vini della Cantina Zullo-Viglione di Santeramo in Colle (Bari): rosso da uve Primitivo e Sangiovese 14% ed un piacevole e fresco Rosato. Dopo un primo test tra la clientela che ha riscosso notevole successo, non potevamo che confermare questa Azienda Agricola a conduzione biologica che ci fornisce anche varie bottiglie dallo strepitoso rapporto qualità-prezzo.

– Nuova birra Dom Byron Rubinus: dal Birrificio Artigianale di Albino è arrivata una nuova birra stile English Strong Ale, maltata e dalla gradazione importante (6,9% vol.) sarà ideale per accompagnare le prime grigliate di primavera! Sempre ad un prezzo friendly, € 2,90 bottiglia 3

– Novità in Dispensa:anche la nostra dispensa si colora con tante sfiziosità adatte alla stagione primaverile. Sono arrivate nuove conserve di frutta e verdure, creme per bruschetteria, pasta e biscotti artigianali, e per stuzzicarti abbiamo pensato una promozione speciale: ogni 2 vasetti di conserve o bruschetteria acquistate * avrai subito in omaggio una confezione da 250 gr di tagliatelle artigianali all ‘ uovo Tealdi! Passa a scoprire le novità!

* miele escluso. Fino esaurimento omaggi.

– Grandi soddisfazioni per il nostro Olio EVO del cuore! Anche quest’anno il Frantoio Flaminio ha l’onore di ricevere le tre foglie d’oro sulla Guida agli Oli d’Italia del Gambero Rosso , il massimo riconoscimento, ottenuto con l’olio Fruttato che trovate da sempre sui nostri scaffali.

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Nuove annate Tenuta Uccellina

Nei giorni scorsi abbiamo avuto il piacere di fare una degustazione on-line con Hermes Rusticali della Tenuta Uccellina in provincia di Ravenna. Conosciuta dai nostri clienti già per il Burson (rosso da uve autoctone Longanesi la cui storia, permeata di romanticismo e fascino d’altri tempi, merita di essere conosciuta prima di approcciarsi a questo vino dalle caratteristiche uniche e sorprendenti – la trovate qui), Tenuta Uccellina riserva altre sorprese specialmente per chi è amante dei vitigni storici e autoctoni Italiani e delle vinificazioni mirate ad imprimere carattere ed a valorizzare i tratti distintivi dei vitigni in questione.

Questa premessa è necessaria per darvi un quadro della situazione, perchè una degustazione dei vini di Tenuta Uccellina è un’esperienza che ci porta fuori dalla comfort-zone dei sensi noti e accomodanti, facendoci scoprire il bello e l’originalità di alcune tra le numerose varietà di vitigni storici che la nostra penisola offre. Se le pianure Romagnole fanno pensare a vitigni bianchi da iper-produzione di cui ormai non si ricorda nemmeno più il vero gusto tanto sono stati bistrattati dalle industrie vinicole, o ai Sangiovese conviviali e scorrevoli, vini amici e rassicuranti (che assolutamente non si disprezzano se ben fatti, tant’è che sui nostri scaffali c’è sempre un posto per il loro Sangiovese Superiore Samore) le etichette proposte da Hermes sono state una bella sorpresa per il nostro palato in questo periodo di forzata inattività degustativa, tanto da dover riprovarle più volte nei giorni a seguire per ponderare bene quali estrarre dal gruppo per proporle al pubblico.

Cercando di non dilungarmi troppo, punterò il focus sui vini scelti: iniziamo dalla Rambela, (Famoso Ravenna IGP 2020 – 13% vol.) vino da uve Famoso, autoctona varietà locale le cui radici sono antichissime, trovandosi cenni in documenti addirittura del 1437 (Tabella del Dazio Comunale di Lugo). Come ci racconta Hermes, storicamente è sempre stata usata solo a livello locale ed anche come uva da tavola, per via del sapore dolce e della consistenza croccante e piacevole. Con diversi anni di vinificazione alle spalle e accorgimenti sempre più mirati, tra cui la raccolta delle uve in ben tre tempi differenti, vinificazioni separate e successivo assemblamento per cogliere diversi aspetti e peculiarità del vitigno, Tenuta Uccellina propone oggi una versione di questo vino veramente accattivante e ben strutturata, nel senso tecnico del termine. Particolarità del vitigno è sempre il quadro aromatico che ricorda le malvasie aromatiche o il moscato, per via delle medesime molecole odorose presenti nell’uva (terpeni). Quindi il primo impatto è sempre intrigante, con sentori di mela gialla e albicocca, fiori d’agrumi e un leggero rimando di erbe officinali. Al palato il vino è ottimamente bilanciato, ritornano l’albicocca e gli agrumi ed una prima sensazione di rotondità e completezza a cui segue una chiusura piacevolmente astringente e leggermente amarognola che invoglia la bevuta successiva. Per dovere di cronaca, il colore è paglierino chiaro, vivido e con i riflessi verdolini della gioventù. Al proposito si è anche parlato della sua capacità di evoluzione, e Hermes sostiene che prove a distanza di un paio di anni e più hanno dato risultati interessanti, con un vino sicuramente differente ma non decadente, anzi incoraggiante. Ideale da aperitivo e per accompagnare antipasti di mare o fritture sempre di pesce o verdure. Vino che può tranquillamente rubare la scena a nomi più alla moda, col valore aggiunto della tipicità, ricordatevelo ai primi aperitivi in compagnia.

A seguire la nostra scelta tra gli altri vini bianchi proposti, l’Albana Amorosa e il Trebbiano Hermes, è ricaduta su quest’ultimo, il Trebbiano Romagna DOP 2019 Hermes – 13,5% vol.

La decisione è stata sofferta, perchè l’Albana idealmente è molto significativa per l’enologia Romagnola e nazionale, è un vitigno autoctono di cui troviamo notizie nella storia da Plinio il Vecchio in poi, in enoteca al momento non abbiamo referenze, ma… abbiamo scelto il Trebbiano per la sua maggiore immediatezza e piacevolezza, nonostante la ricercata tecnica di vinificazione raccontataci da Hermes sia volta all’ottenimento di un livello qualitativo di alto profilo, meritevole secondo noi anche di un maggiore affinamento in bottiglia. In sostanza, il Trebbiano offre la possibilità di essere goduto fin da subito e da tutti, in giusto abbinamento, ed uscendo da un periodo in cui ogni occasione di convivialità è stata annullata abbiamo bisogno di vini da condividere e proporre senza timore di impegnare troppo la mente ed i palati, con un occhio agli accostamenti gastronomici della stagione calda. Bisogna però sottolineare che parliamo di un vino voluto e pensato da Tenuta Uccellina proprio per riscattare un vitigno che nell’immaginario collettivo è sinonimo di alte rese ed etichette banali: la cura e la particolarità delle tecniche vendemmiali e di vinificazione fanno onore all’intento e soprattutto centrano il risultato.

Come ci racconta Hermes le uve vengono lasciate surmaturare fino a fine ottobre, quando vengono vendemmiate rigorosamente a mano in presenza dei primi sviluppi di Botrytis cinerea (ammuffimento controllato che fa concentrare gli zuccheri nell’uva e dona un caratteristico bouquet di aromi).

botrytis allo stadio iniziale su uva rossa – immagine con licenza c.c.

Segue la fermentazione, parzialmente condotta in barrique usate (nelle prossime vendemmie si sperimenterà l’uso di contenitori in gres), e poi il vino riposa fino ad otto mesi sulle sue fecce prima di essere svinato ed imbottigliato, per essere messo in commercio non prima dell’autunno successivo alla vendemmia. Tanto lavoro si traduce in un calice di vino dal colore giallo dorato, profumato di miele d’acacia, pesca noce, pompelmo, buccia di mandarino e aromi più complessi (mandorla, resina, minerale\salino). Al palato tornano in corrispondenza gli stessi sentori, legati da una sensazione calorica e glicerica decisa bilanciata comunque da una chiusura fresca e piacevolmente amaricante. La bevuta è sempre scorrevole, diciamo senza timore che la cantina ha colto nel segno con un vino dal ventaglio di sensazioni ampio e vario, elegante ed originale che può piacere subito a tutti se proposto con un abbinamento sapido e saporito che ne tenga il passo (pesce azzurro, pesce grasso alla griglia, piatti fusion di pesce e verdure, carni bianche in intingoli per dirne alcune o le tradizionali paste fresche in brodo emiliano-romagnole, cappelletti e passatelli) ma che invoglierà i clienti più navigati ad attenderne l’evoluzione tra due-tre anni o più. A voi la scelta se berlo subito o provare a conservarne una bottiglia in cantina, oppure optare per entrambe le possibilità.

In ultimo parliamo del Burson etichetta nera, annata 2014 – 15% Vol. versione ottenuta da appassimento dell’uva Longanesi, vinificazione in acciaio e affinamento per 48 mesi in botti di rovere e successivamente in bottiglia. L’annata testata soffre purtroppo di un andamento climatico sfavorevole, con piogge in periodo di vendemmia ed a posteriori che hanno obbligato a ridurre il periodo di appassimento da circa 40 giorni a soli 20, per il rischio dello sviluppo di muffe dannose. Tenendo conto che Tenuta Uccellina produce il Burson con il totale delle uve appassite, anche se il disciplinare ne consentirebbe un utilizzo anche parziale, per chi ha provato le annate precedenti questo si traduce in un vino dalla struttura più squadrata e tannica (già l’uva longanesi ha un tannino schietto e preponderante di suo), da un canto più collocabile accanto a vini dalla vinificazione tradizionale ma sempre con i suoi profumi varietali ricchi di amarena, note vanigliate e cioccolato ed un sorso caldo, avvolgente e spiritoso ma ancora erbaceo, liquirizia e spezie, a cui il passare del tempo donerà chissà quali interessanti sfaccettature.

Oltre ai vini descritti sopra, trovate sempre il Sangiovese Superiore Samore, rosso genuino, fresco e succoso come si conviene ad un buon Sangiovese di Romagna fatto a dovere.

Un’ulteriore nota di merito è la scelta di usare per i vini provati, Burson etichetta nera escluso, tappi Nomacorc green fatti con materie vegetali (foglie di canna da zucchero) e 100% compostabili, che comunque permettono una controllata traspirazione del vino senza rischio di contaminazioni.

Adesso che vi abbiamo sollecitato la curiosità, non resta che attendere che arrivino sui nostri scaffali, tra pochi giorni… seguite il nostro sito o la nostra pagina Facebook per aggiornamenti!

Per chi volesse conoscere di più sulla storia di Tenuta Uccellina link qui

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