Venerdì 10 luglio 2021 – Bombino-Fiano Teanum

Bombino-Fiano linea “Alta” Puglia IGP 2019 – 13% vol. – Cantine Teanum S. Paolo di Civitate (FG). € 7,90 in enoteca

Oggi stappiamo un vino che abbiamo inserito last-minute per rafforzare l’offerta di vini bianchi, data la stagione, attingendo dall’ampio catalogo delle collaudate Cantine Teanum .

Versato nel bicchiere, come per molti vini anche se giovani, riteniamo che una breve attesa aiuti a pulire e dispiegare meglio le potenzialità e gli aromi. Attendiamo una ventina di minuti e poi procediamo all’assaggio.

Il colore è quello dell’oro, vivido e di buona intensità, che accompagna un ventaglio di profumi generosi di ananas, albicocca, cedro e lime, frutta gialla candita e in finale una sottile nota che riporta alle erbe aromatiche. Ci aspettiamo assaggiandolo un vino grasso e succoso ma è un’impressione parzialmente ingannevole, infatti dopo aver ritrovato corrispondenza con il sapore dei frutti sopra descritti, la bevuta è subito rinfrescata da un’ampia sensazione sapida e un retrogusto amarognolo che spazzano le note fruttate dal palato cedendo il finale ad una lunga persistenza aromatica e mandorlata.

Un vino dalle sfaccettature ricercate, con l’ottimo rapporto qualità-prezzo che contraddistingue i vini prodotti dalle Cantine Teanum. Lascio a voi immaginare gli abbinamenti molteplici, estivi e mediterranei ma certamente da osare più che con un semplice aperitivo.

Venerdì 4 Giugno 2021

Vento Spumante Brut rosato millesimato 2020 – 11,5% vol. – Cantine Teanum San Paolo di Civitate (FG). € 8,90 in enoteca.

Finalmente riprendiamo ad accogliervi con le consuete degustazioni promozionali dei nostri vini, e lo facciamo con un vino che casca a pennello con i primi caldi della stagione.

Le Cantine Teanum vantano una consolidata esperienza ed una gestione moderna e innovativa, con una gamma di vini ampia che spazia dalle storiche varietà della zona a vitigni di regioni vicine che, come per altre case vinicole Pugliesi, vengono usualmente coltivati ed interpretati dando risultati sicuramente differenti dai territori d’elezione, ma comunque interessanti.

E’ il caso dello spumante rosato brut che andremo a degustare, ottenuto da uve Aglianico, varietà che viene usata sempre maggiormente per spumantizzazione sia in bianco che in rosa, con Metodo Classico o in autoclave come nel caso del Vento spumante rosato.

Versato nel bicchiere forma una schiuma e una bollicina vigorosa, che si sgrava subito lasciando il passo a scie fini che svelano il bel colore rosa antico scarico, non artificioso ma con riflessi naturali vividi, segno del rosato fresco di annata.

il profumo riflette l’occhio, tenue e delicato di crema e ribes, un sottofondo di mandarino, dopo alcuni minuti ritroviamo sempre gli stessi profumi anticipati da una sensazione iodata, di mare, non sgradevole. Un quadro aromatico non esplosivo ma ben equilibrato, piacevole e invitante come si conviene ad uno spumante charmat conviviale.

Il sorso invece ci sorprende, il vitigno Aglianico rivela la sua natura con una verve vinosa e graffiante, incisiva rispetto al colore ed al profumo. Il palato è ben avvolto dalle varie sensazioni: fruttato, vinosità, sapidità e croccantezza ben distribuite, che lasciano una lunga persistenza e un buon ricordo amarognolo e asprigno che invoglia a berne ancora. Qui ci ricordiamo che abbiamo a che fare con uno spumante brut, e subito ci viene voglia di sapori di mare.

Ideale per accompagnare antipasti di mare, di verdure o mousse e torte salate estive. Oppure con uno spaghetto allo scoglio con fondo di pomodorini.

Nuove annate Tenuta Uccellina

Nei giorni scorsi abbiamo avuto il piacere di fare una degustazione on-line con Hermes Rusticali della Tenuta Uccellina in provincia di Ravenna. Conosciuta dai nostri clienti già per il Burson (rosso da uve autoctone Longanesi la cui storia, permeata di romanticismo e fascino d’altri tempi, merita di essere conosciuta prima di approcciarsi a questo vino dalle caratteristiche uniche e sorprendenti – la trovate qui), Tenuta Uccellina riserva altre sorprese specialmente per chi è amante dei vitigni storici e autoctoni Italiani e delle vinificazioni mirate ad imprimere carattere ed a valorizzare i tratti distintivi dei vitigni in questione.

Questa premessa è necessaria per darvi un quadro della situazione, perchè una degustazione dei vini di Tenuta Uccellina è un’esperienza che ci porta fuori dalla comfort-zone dei sensi noti e accomodanti, facendoci scoprire il bello e l’originalità di alcune tra le numerose varietà di vitigni storici che la nostra penisola offre. Se le pianure Romagnole fanno pensare a vitigni bianchi da iper-produzione di cui ormai non si ricorda nemmeno più il vero gusto tanto sono stati bistrattati dalle industrie vinicole, o ai Sangiovese conviviali e scorrevoli, vini amici e rassicuranti (che assolutamente non si disprezzano se ben fatti, tant’è che sui nostri scaffali c’è sempre un posto per il loro Sangiovese Superiore Samore) le etichette proposte da Hermes sono state una bella sorpresa per il nostro palato in questo periodo di forzata inattività degustativa, tanto da dover riprovarle più volte nei giorni a seguire per ponderare bene quali estrarre dal gruppo per proporle al pubblico.

Cercando di non dilungarmi troppo, punterò il focus sui vini scelti: iniziamo dalla Rambela, (Famoso Ravenna IGP 2020 – 13% vol.) vino da uve Famoso, autoctona varietà locale le cui radici sono antichissime, trovandosi cenni in documenti addirittura del 1437 (Tabella del Dazio Comunale di Lugo). Come ci racconta Hermes, storicamente è sempre stata usata solo a livello locale ed anche come uva da tavola, per via del sapore dolce e della consistenza croccante e piacevole. Con diversi anni di vinificazione alle spalle e accorgimenti sempre più mirati, tra cui la raccolta delle uve in ben tre tempi differenti, vinificazioni separate e successivo assemblamento per cogliere diversi aspetti e peculiarità del vitigno, Tenuta Uccellina propone oggi una versione di questo vino veramente accattivante e ben strutturata, nel senso tecnico del termine. Particolarità del vitigno è sempre il quadro aromatico che ricorda le malvasie aromatiche o il moscato, per via delle medesime molecole odorose presenti nell’uva (terpeni). Quindi il primo impatto è sempre intrigante, con sentori di mela gialla e albicocca, fiori d’agrumi e un leggero rimando di erbe officinali. Al palato il vino è ottimamente bilanciato, ritornano l’albicocca e gli agrumi ed una prima sensazione di rotondità e completezza a cui segue una chiusura piacevolmente astringente e leggermente amarognola che invoglia la bevuta successiva. Per dovere di cronaca, il colore è paglierino chiaro, vivido e con i riflessi verdolini della gioventù. Al proposito si è anche parlato della sua capacità di evoluzione, e Hermes sostiene che prove a distanza di un paio di anni e più hanno dato risultati interessanti, con un vino sicuramente differente ma non decadente, anzi incoraggiante. Ideale da aperitivo e per accompagnare antipasti di mare o fritture sempre di pesce o verdure. Vino che può tranquillamente rubare la scena a nomi più alla moda, col valore aggiunto della tipicità, ricordatevelo ai primi aperitivi in compagnia.

A seguire la nostra scelta tra gli altri vini bianchi proposti, l’Albana Amorosa e il Trebbiano Hermes, è ricaduta su quest’ultimo, il Trebbiano Romagna DOP 2019 Hermes – 13,5% vol.

La decisione è stata sofferta, perchè l’Albana idealmente è molto significativa per l’enologia Romagnola e nazionale, è un vitigno autoctono di cui troviamo notizie nella storia da Plinio il Vecchio in poi, in enoteca al momento non abbiamo referenze, ma… abbiamo scelto il Trebbiano per la sua maggiore immediatezza e piacevolezza, nonostante la ricercata tecnica di vinificazione raccontataci da Hermes sia volta all’ottenimento di un livello qualitativo di alto profilo, meritevole secondo noi anche di un maggiore affinamento in bottiglia. In sostanza, il Trebbiano offre la possibilità di essere goduto fin da subito e da tutti, in giusto abbinamento, ed uscendo da un periodo in cui ogni occasione di convivialità è stata annullata abbiamo bisogno di vini da condividere e proporre senza timore di impegnare troppo la mente ed i palati, con un occhio agli accostamenti gastronomici della stagione calda. Bisogna però sottolineare che parliamo di un vino voluto e pensato da Tenuta Uccellina proprio per riscattare un vitigno che nell’immaginario collettivo è sinonimo di alte rese ed etichette banali: la cura e la particolarità delle tecniche vendemmiali e di vinificazione fanno onore all’intento e soprattutto centrano il risultato.

Come ci racconta Hermes le uve vengono lasciate surmaturare fino a fine ottobre, quando vengono vendemmiate rigorosamente a mano in presenza dei primi sviluppi di Botrytis cinerea (ammuffimento controllato che fa concentrare gli zuccheri nell’uva e dona un caratteristico bouquet di aromi).

botrytis allo stadio iniziale su uva rossa – immagine con licenza c.c.

Segue la fermentazione, parzialmente condotta in barrique usate (nelle prossime vendemmie si sperimenterà l’uso di contenitori in gres), e poi il vino riposa fino ad otto mesi sulle sue fecce prima di essere svinato ed imbottigliato, per essere messo in commercio non prima dell’autunno successivo alla vendemmia. Tanto lavoro si traduce in un calice di vino dal colore giallo dorato, profumato di miele d’acacia, pesca noce, pompelmo, buccia di mandarino e aromi più complessi (mandorla, resina, minerale\salino). Al palato tornano in corrispondenza gli stessi sentori, legati da una sensazione calorica e glicerica decisa bilanciata comunque da una chiusura fresca e piacevolmente amaricante. La bevuta è sempre scorrevole, diciamo senza timore che la cantina ha colto nel segno con un vino dal ventaglio di sensazioni ampio e vario, elegante ed originale che può piacere subito a tutti se proposto con un abbinamento sapido e saporito che ne tenga il passo (pesce azzurro, pesce grasso alla griglia, piatti fusion di pesce e verdure, carni bianche in intingoli per dirne alcune o le tradizionali paste fresche in brodo emiliano-romagnole, cappelletti e passatelli) ma che invoglierà i clienti più navigati ad attenderne l’evoluzione tra due-tre anni o più. A voi la scelta se berlo subito o provare a conservarne una bottiglia in cantina, oppure optare per entrambe le possibilità.

In ultimo parliamo del Burson etichetta nera, annata 2014 – 15% Vol. versione ottenuta da appassimento dell’uva Longanesi, vinificazione in acciaio e affinamento per 48 mesi in botti di rovere e successivamente in bottiglia. L’annata testata soffre purtroppo di un andamento climatico sfavorevole, con piogge in periodo di vendemmia ed a posteriori che hanno obbligato a ridurre il periodo di appassimento da circa 40 giorni a soli 20, per il rischio dello sviluppo di muffe dannose. Tenendo conto che Tenuta Uccellina produce il Burson con il totale delle uve appassite, anche se il disciplinare ne consentirebbe un utilizzo anche parziale, per chi ha provato le annate precedenti questo si traduce in un vino dalla struttura più squadrata e tannica (già l’uva longanesi ha un tannino schietto e preponderante di suo), da un canto più collocabile accanto a vini dalla vinificazione tradizionale ma sempre con i suoi profumi varietali ricchi di amarena, note vanigliate e cioccolato ed un sorso caldo, avvolgente e spiritoso ma ancora erbaceo, liquirizia e spezie, a cui il passare del tempo donerà chissà quali interessanti sfaccettature.

Oltre ai vini descritti sopra, trovate sempre il Sangiovese Superiore Samore, rosso genuino, fresco e succoso come si conviene ad un buon Sangiovese di Romagna fatto a dovere.

Un’ulteriore nota di merito è la scelta di usare per i vini provati, Burson etichetta nera escluso, tappi Nomacorc green fatti con materie vegetali (foglie di canna da zucchero) e 100% compostabili, che comunque permettono una controllata traspirazione del vino senza rischio di contaminazioni.

Adesso che vi abbiamo sollecitato la curiosità, non resta che attendere che arrivino sui nostri scaffali, tra pochi giorni… seguite il nostro sito o la nostra pagina Facebook per aggiornamenti!

Per chi volesse conoscere di più sulla storia di Tenuta Uccellina link qui

I Vini Sassobraglia

Situata nella Val Borbera, ai confini con la Liguria, l’Azienda Agricola Sassobraglia coltiva 3 ettari di vigneti ad altezze che vanno dai 350 ai 750 mt. Per capire dove siamo, le denominazioni di riferimento per i vini in questa zona del Piemonte sono Gavi e Colli Tortonesi, ma grazie all’intuizione dei proprietari e alle caratteristiche climatiche e geologiche della valle, più estreme che nelle zone più basse, l’azienda propone delle interpretazioni molto interessanti sia dei classici vitigni a bacca bianca che dall’unione del tradizionale Dolcetto con il più innovativo ed apprezzato Pinot Nero.

Ecco le proposte che trovate da oggi sui nostri scaffali:

Timorasso Colli Tortonesi doc 2016: Il Timorasso è un vitigno autoctono della provincia di Alessandria, a bacca bianca, coltivato essenzialmente nelle Valli Curone, Grue, Ossona e in Val Borbera, in un ‘area dove la vite trova un valido “habitat” grazie al terreno, al lungo soleggiamento e alla posizione al riparo dei venti.
La sua produzione è assai limitata, ma di alta qualità. Il vino che se ne ricava, di buona struttura, è assai rinomato tra i buongustai; appartiene all’ultima generazione dei “bianchi” della provincia di Alessandria, nonostante le sue origini antiche. Caratteristica del vino è l’infinita freschezza e la capacità di evolvere nel lungo termine con risvolti degni dei vini bianchi più rinomati, con note minerali e di idrocarburi. Il Timorasso Sassobraglia infatti si presenta brillante e vivo, con sentori lievi e floreali, acidità e freschezza al top, come appena svinato, corpo invece ben assemblato e pieno. Proprio per questo ci sentiamo di consigliare, secondo il nostro modesto parere, l’acquisto a chi desidera lasciarlo riposare in cantina ancora qualche anno per coglierne appieno le potenzialità. (€16,00\bottiglia)

Sisola Bianco: da uve Cortese e Timorasso, si propone come vino quotidiano ma stupisce per il suo corpo pieno e caldo ed un quadro aromatico intenso e persistente. Note di erbe aromatiche e frutta a pasta gialla sono seguite da lunga permanenza e sapidità. (€8,90\bottiglia)

Sisola Rosso: da uve Dolcetto e Pinot Nero, questo vino nasce per essere bevuto in compagnia nelle occasioni più conviviali. Bisogna dire che coglie nel segno, i vitigni si sposano con note piacevoli di frutti rossi e note più complesse tra cui sentori speziati, di tabacco e di liquirizia. Al palato si rivela fresco e piacevolissimo, con una pulizia esemplare e una persistenza invidiabile. (€8,90\bottiglia)

In visita alla Cantina Giachino – Costigliole d’Asti

E ‘una domenica di ottobre da manuale con nebbie, grigiori e tutta la tavolozza dei colori caldi quella che ci vede arrivare in visita alla cantina Giachino a Costigliole d’Asti, in frazione Annunziata. La cantina si trova quasi alla sommità del declivio di una ampia collina: la vista spazia da Costigliole a Castagnole Lanze con un tappeto di vigneti multicolori ai nostri piedi.
Veniamo subito accolti con calore da Franco e dal figlio Oscar.
Dopo i convenevoli, mentre i bambini si perdono a giocare in mezzo alla campagna col nonno Franco e i suoi nipotini, noi ci facciamo spiegare qualcosa di più sulla loro Azienda.
Di proprietà di famiglia, fondata nel 1958, davanti a un bellissimo panorama Oscar ci mostra a braccio le vigne di loro proprietà.
Praticamente l’uva è quella che vedi maturare davanti a te, si vedono i vigneti “da laggiù a là, fino in fondo lì ed un po’ qui dietro fino lassù”! Quella che si dice un azienda a conduzione familiare, dove tutto è sotto diretto controllo, per questo non ho voluto chiedere numeri, ettari e ettolitri… a cosa serve? E’ lì da vedere da dove arriva il vino, quando non ce n’è più, è finito!
Passiamo in cantina, che è sviluppata sotto le abitazioni, poste a corte.
I locali più ammodernati si trovano appena entrati dal portone, con una ordinata batteria di fermentatori termocontrollati e vasche di piccole dimensioni, dai 35 ai 70 hl, dove riposa il vino che ha finito da pochi giorni di fermentare, salvo una vasca di Barbera che come ci fa notare Oscar sta ancora lavorando, infatti si sente il calore tiepido appoggiandoci la mano.
Da qui si passa direttamente alla parte più vecchia della cantina, gli spazi si restringono man mano e si viaggia indietro nel tempo: in un corridoio ci sono ancora le vasche di cemento in uso, ben rinnovate, e qualche tonneaux.
Tra volte di mattoni e attrezzi d’epoca un passaggio ancora più ristretto ci porta alla cantina originaria delle antiche abitazioni: un piccolo caveau dove, insieme a qualche barrique esausta usata per i vini passiti, riposano e lavorano poche centinaia di bottiglie di metodo classico (bianco da Chardonnay e Rosè da Barbera), che come ci spiega Oscar vengono prodotte in piccolo numero proprio per averne buona cura, perchè il tempo tra campagna e cantina è già tutto impegnato.
Continuiamo a chiaccherare, ma non manco di notare come tutto è molto curato, sia nella parte “retrò” che nella parte dove il lavoro è più intenso e quotidiano, ossia tra le vasche e i fermentatori: segno di ben tramandata passione e attenzione che denota le capacità professionali dei Giachino e gli investimenti per migliorare e guardare avanti.
Ora possiamo assaggiare qualche vino. conosciamo già i loro prodotti perchè ne abbiamo a scaffale diversi: vini dall’identità ben definita, di cui apprezzo le ampie sfumature floreali, sempre pulite e fini. Approfittiamo quindi per provare qualche bottiglia che ancora non trattiamo.
(Nel frattempo ci raggiungono la sorella Veronica e il fratello Loris, che si aggiungono piacevolmente alla compagnia.)
Iniziamo con il metodo classico 100% Chardonnay, minimo 24 mesi di rifermentazione sui lieviti: il bel colore dorato è interessante, il vino ha una bella polpa, carico e succoso, molto profumato di frutta gialla e crema, veramente piacevole. È un metodo classico brut da 7 grammi litro di residuo, ma non austero anzi conviviale, da bere in compagnia senza troppi sofismi.
Poi passo a provare lo Chardonnay ‘800 maturato in botte, vendemmia 2015.
Un bianco dal colore giallo vivido mediamente intenso e naso mieloso, floreale ed elegante. Armonico e rotondo ma ancora ben vivo e come ci fa notare Veronica, pronto giusto ora per essere stappato ma che potrebbe evolvere ancora almeno 5 anni tranquillamente.
Poi sono curioso di assaggiare l’Albarossa ‘800 Riserva, che mi manca, e non mi sbaglio: che bontà, che succo questo vino con note di confettura rossa e cioccolato e spezie! Ricco, avvolgente e caldo ma nonostante tutto scorrevole che non finiresti mai di berlo!
Viriamo successivamente su altre note, più leggere… non riusciamo a dire di no ad un Moscato passito e ad un Moscato brioso. La zona Astigiana è vocata per eccellenza a quest’uva e anche questi vini freschi e della domenica sono impeccabili: è come avere un cestino di frutta d’estate nel bicchiere.
Finiamo con una immancabile prova di botte, una Barbera che Oscar dice la sua preferita e che nonostante la bella acidità e il nervo crudo ha già la caratteristica per cui i vini della famiglia Giachino mi piacciono molto, cioè che mantengono una peculiarità lieve, floreale, molto fine ed affascinante in armonia con tutte le altre note. Una marchio di fabbrica che non delude mai.
L’ospitalità è veramente squisita ed è un peccato andarsene ma sono quasi le due e dobbiamo ancora pranzare, poi è sempre domenica e tutta la famiglia, specialmente dopo il periodo della vendemmia, ha diritto alla loro quiete.
Portiamo con noi il ricordo di un bellissimo tempo passato insieme e qualche novità, che va ad aggiungersi ai vini della famiglia Giachino già in scaffale alla Botte Piccola, che ora sono:

Piemonte Chardonnay doc
Piemonte Chardonnay doc ‘800 (botte)
Barbera d’Asti doc
Monferrato Rosso Ru (Ruchè)
Albarossa Piemonte doc
Albarossa Piemonte ‘800 Riserva
Metodo Classico Chardonnay
Vino da uve appassite bianco (Moscato)
Vino da uve appassite rosso (Albarossa)

Più dei vini sfusi limitati a rotazione, dei quali ora abbiamo l’Albarossa.

Per concludere la bella giornata, abbiamo fatto dopo pranzo una passeggiata tra le vigne dell’Art Park La Court, itinerario artistico voluto e sostenuto dalle Cantine Michele Chiarlo che dista pochi chilometri, e che consigliamo di visitare (vedi foto sotto).

Venerdì 31 Gennaio 2020

Marche IGP Passerina BIO 2017 “Centuria Cumana” Azienda Agricola Sgaly, Ortezzano (FM) – 14% vol. – € 6,50 IN PROMOZIONE

Con l’anno nuovo abbiamo iniziato ad inserire alcune novità, tra cui i vini in bag-in-box ed alcune etichette dell’Azienda Agricola Biologica Sgaly di Ortezzano, nelle Marche (vedi QUI). Oggi degustiamo la loro Passerina “Centuria Romana”, selezione in bottiglia proveniente da vigneti collinari (250 m.s.l.) esposti a sud est, con rese di 100 q.li per ettaro.

La Passerina è un vitigno storico del centro Italia orientale ed è sempre stata apprezzata per la sua vigoria produttiva e se nel tempo è stata all’ombra dei più noti Trebbiano (da cui si crede comunque discenda) e Pecorino, negli ultimi anni come per tanti altri vitigni autoctoni minori alcune sue caratteristiche peculiari ne hanno riportato in voga la diffusione, le scopriremo insieme assaggiandolo!

Una curiosità: il nome deriva da CENTURIA, da centuriazione, operazione eseguita dagli agrimensori nell’antica Roma. Consisteva nel suddividere un territorio in appezzamenti
chiamati CENTURIE, tracciando inizialmente due strade ortogonali, chiamate CARDO e DECUMANO esattamente come è suddivisa l’azienda SGALY, e CUMANA, dall’area archeologica di CUMA, prospiciente i vigneti SGALY. (dal sito dell’azienda).

Degustazione: (NB oggi non molta forma fisica, mal di gola…) Il colore è giallo paglierino chiaro, brillante con riflessi verdolini, nonostante non più d’annata. Buona premessa. Il profumo è come da manuale intenso di albicocca, fiori d’agrumi e salvia, un sentore di ananas quando scaldato un attimo, il tutto molto fine e ben equilibrato. Al palato si conferma il ventaglio di aromi, la freschezza vibrante e la tipica acidità\sapidità del vitigno, il grado alcolico elevato non si percepisce ma sicuramente aiuta a dare la correttà rotondità al vino che lascia la bocca pulita ma ricca di gusto, senza nemmeno troppo retrogusto amaricante. Piacevolissimo e ricercato, può scalzare dal podio dei vini conviviali anche etichette più blasonate… da provare. Ottimo rapporto qualità\prezzo.

sgaly-botte-piccola

Venerdì 15 Novembre 2019

Chianti Rùfina DOCG 2017 Biologico “I Domi” Società Agricola I Veroni – 15% vol. – € 13,00 in enoteca.

Oggi ci cimentiamo con un vino il cui nome in Italia è noto praticamente a chiunque, ma la cui corretta identità territoriale e differenziazione sfugge ai più, enofili compresi. Tra cavilli normativi, etichette seppur a DOCG di bassa lega a costi ridicoli e svariate menzioni geografiche è facile perdersi, facendo di tutta l’erba un fascio. Noi, sempre con lo spirito di un approccio qualitativo ma alla portata di tutti, abbiamo scelto tre Cantine e tre zone ben precise (con disciplinari di produzione differenti) per un vino imprescindibile per gli appassionati: il Chianti Rùfina (nord), il Chianti Classico (cuore del Chianti, e denominazione a sè) e il Chianti Colli Senesi (sud).

La storica cantina I Veroni (le cui origini come complesso agricolo risalgono, documentate, sino al 1582) si trova a Pontassieve, a nord di Firenze, dove le connotazioni geologiche e climatiche sono molto differenti dalla Toscana centrale: il territorio è caratterizzato da declivi boschivi che non siamo abituati a vedere nelle classiche cartoline Toscane,  il clima è più fresco con una maggiore escursione termica, trovandosi a ridosso degli appennini, e anche il suolo presenta conformazioni differenti, rocciose e calcaree. Il tutto si traduce in vini più dritti, sapidi e freschi, dall’acidità più viva e “montana”, e da una eleganza caratterizzante. Se tempi addietro queste tipicità erano una nota scomoda e di difficile gestione, che marcava i vini di questa denominazione come spigolosi, oggi con capacità e caparbietà i produttori del Chianti Rufina possono proporre un Chianti ben identitario, fine e dalla beva piacevole e nondimeno atto ad un buon invecchiamento.

Il Chianti Rùfina “I Domi” è certificato Biologico, ed è ottenuto da uve Sangiovese 90% Canaiolo e Colorino 10% coltivate a 250 mt s.l.m.. La fermentazione avviene in acciaio con lieviti indigeni, poi matura in botti di rovere per 12\14 mesi a cui seguono almeno 6 mesi in bottiglia prima della messa in commercio.

https://www.iveroni.it/

i-veroni-la-botte-piccola

Il vino si presenta di un bel colore granato di media intensità. limpido e brillante. Al naso è subito fine ed elegante, senza nessun accenno alla gradazione importante (15%). E’ vivo e ben armonizzato, le note tostate e vanigliate sono in equilibrio con la frutta rossa, more e fragoline, una nota speziata di chiodo di garofano e un leggero sentore floreale di geranio, pulitissimo, piace e invita.

Appena assaggiato dà subito un bel sorso scorrevole seppur caldo e avvolgente, i toni sono più intensi di liquirizia, cioccolato e vaniglia, poi torna la frutta rossa ma matura\confettura, e un tannino scalpitante chiude subito il palato proprio quando arrivano le note finali terrose\minerali, compromettendo un pò la piacevolezza di gustare la persistenza nelle sue sfumature più fini. Questo si può prevedere, data la provenienza e la giovane età, ma va tenuto presente in fase di abbinamento, sicuramente proporlo oggi con un piatto invernale grasso e succulento può aiutare a smorzare il tannino, altrimenti si fa come quando si è in presenza di un ottimo vino non artefatto che ci ricorda che anche il tempo vuole la sua parte : si mette in cantina e si aspetta un pochino!

Una interpretazione veramente elegante per un vino con una struttura perfetta che coniuga modernità e caratteristiche di nervo e identità del vitigno e del territorio di origine. Io qualche bottiglia la metto in cantina e poi vediamo cosa succede…

Visita in casa Pisoni

Appena siamo in zona, in Trentino, non perdiamo occasione per fare visita alle Cantine e Distilleria della famiglia Pisoni, quest’anno tappa ancor più d’obbligo poichè dovevamo “battezzare” la nostra pianta di Rebo, adottata tramite la simpatica iniziativa in crowfounding “your vine, your wine” (iniziativa ancora aperta, per gli interessati vedi qui). Il vigneto di Rebo appena impiantato, incrocio varietale tra Teroldego e Merlot, darà vita all’uva che produrrà il Reboro, vino importante da uve appassite, concepito proprio dai Pisoni e parte ormai di un grande e ambizioso progetto collettivo con altri vignaioli della Valle dei Laghi. 
Dopo il simpatico rito della posa della targhetta, accompagnati in vigneto dai disponibilissimi e gentilissimi Marco e Daniele, che colgo l’occasione per ringraziare, abbiamo incrociato Stefano che spiegava ad una coppia di visitatori come e da dove nasce l’ultimo arrivato in Cantina Pisoni, il bianco Dolomiti IGT “Mesum”. E’ un vino praticamente unico al mondo, che nasce dall’idea di ricreare la produzione del vino come riportata in uno degli affreschi del 14° secolo del ciclo dei mesi presenti al Castello del Buonconsiglio di trento, precisamente il mese di Ottobre che rappresenta una scena di vendemmia. E allora ecco i Pisoni creare il torchio, di legno, a grandezza naturale, ben visibile all’ingresso in cantina, selezionare e piantare una varietà di uva PIWI (uve a piede franco che non necessitano di nessun trattamento chimico, come ovviamente una volta si coltivavano), creare il vigneto su pali di castagno dritti, senza sistemi particolari di allevamento, come raffigurato nell’affresco e come si usava quando le nozioni di viticoltura erano ancora di là da venire, senza uso di plastica, fili di ferro e strumenti moderni! Ovviamente anche la vendemmia (tardiva per richiamare il gusto dolce che usava allora, quando i vini erano ingentiliti con miele e\o spezie), la pigiatura con i piedi, la fermentazione, la lunga macerazione sulle bucce (mesi) e l’affinamento in anfore di terracotta sono state svolte senza ausili meccanici nè chimici, nel pieno rispetto della filosofia di origine del progetto. Ecco che abbiamo così avuto il piacere di degustarne un bicchiere, dopo averne scoperto l’affascinante storia dalla bocca di chi lo ha ideato e creato! Il vino, prodotto in quantità limitata in bottiglie da 500 ml numerate, è estremamente pulito, dal colore giallo oro carico, con un sentore aromatico di camomilla, fiori di campo e di miele d’acacia. Il gusto è caldo, vellutato e piacevolmente abboccato. Una vera delizia oltre che rarità! 
https://www.territoriocheresiste.it/2018/10/23/mesum-il-vino-del-medioevo/
Successivamente, visita all’adiacente Distilleria Pisoni per rifornire il negozio di grappa e liquori e provare il nuovo strepitoso Metodo Classico Erminia Segalla, che non potevamo perderci! Da sole uve Chardonnay, la bottiglia che ho davanti a me in negozio ha fatto ben 94 mesi sui lieviti (vendemmia 2010, sboccato 2\2019)! Un extra brut dalla grande complessità ma che nel bicchiere mantiene un filo di eleganza e di grazia incredibile, con profumi sottili e floreali di sottofondo che equilibrano gli aromi più intensi della lunga fermentazione. Eccezionale! Non per niente è salito agli onori mondiali, aggiudicandosi l’oro alla prestigiosa Sparkling Wine World Championships 2018 e può essere ritenuto uno dei migliori Metodo Classico in Italia, senza timore di esagerare. 
Tutti i vini menzionati li trovate ovviamente in vendita alla Botte Piccola, e vi consigliamo se passate in zona di fare una visita alle Cantine e Distilleria Pisoni, per cogliere l’essenza della passione per il fare bene, che sia vino, grappa, ospitalità o qualsiasi altra cosa!
http://www.pisonivini.it/         https://www.pisoni.it/
i vini menzionati:

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il vigneto di Rebo in crowfounding:

vigneto reboro Pisoni Panorama rebo-fam-Negretti

Il torchio usato per produrre il Mesum:

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la Nosiola dei vigneti Pisoni (usata anche per il celebre Vino Santo):

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Venerdì 17 Maggio 2019

Colli del Trasimeno D.O.C. Baccio del Rosso 2017 Duca della Corgna – 14% vol. – € 7,70 in enoteca.

La Cantina del Trasimeno è una solida realtà cooperativa formata da 200 soci conferenti, sita nella parte occidentale dell’Umbria, con vigneti affacciati sul bacino del lago Trasimeno. Tra le pochissime cantine che si è dedicata con un lavoro attento e mirato alla produzione del Trasimeno Gamay, (vitigno dalla presenza storica sul territorio, erroneamente denominato Gamay ma in verità appartenente alla famiglia del Grenache, Cannonau e Alicante) è risucita negli anni a raggiungere un alto livello qualitativo e raccogliere molti meritati riconoscimenti, tra gli ultimi la medaglia d’oro al concorso internazionale Grenache du Monde, l’oscar Berebene Gambero Rosso, il Premio Qualità\Prezzo Nazionale Gambero Rosso, il WineHunter Award al Merano Wine Festival, le Quattro Stelle Vini Buoni d’Italia e altri numerosi premi nazionali.

Questo week-end assaggeremo insieme il Baccio del Rosso, vino da uve 70% Sangiovese e 30% Gamay, ottenuto da vigneti con rese di 50/60 quintali per ettaro, vinificato e affinato solo in acciaio. Sanguigno e schietto, è il compagno ideale per un bel tagliere di salumi in compagnia o per le prime grigliate di carne…. passate a provarlo, vi aspettiamo!

Degustazione: il vino si presenta con un bel colore rubino vivido con sfumature granata, abbastanza intenso. Il naso viene subito colpito da profumi di frutta rossa: marmellata di more e prugne secche, poi una nota vegetale\selvatica, e per finire sentori dolci di spezie e vaniglia. Un quadro olfattivo fresco e ben composto. Al palato troviamo subito corrispondenza coi profumi, il corpo è morbido, succoso e tondo al primo impatto, per poi rivelare una nota tannica marcata, un finale speziato con un sentore di liquirizia e una nota alcolica che si rivela solo alla fine. Decisamente un vino conviviale da taglieri di norcineria, carni alla griglia succulente e sughi di carne ben conditi. Come da tradizione Umbra del resto!

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Venerdì 8 febbraio 2019

Toscana igt Rosso Campo della Macchia Piancornello 2015 – 14% vol. – € 13,50 in enoteca PREZZO PROMO 3 X € 30,00

Piancornello sorge nella zona di Sesta, tra S.Angelo in Colle e Castenuovo dell’Abate, su un altopiano affacciato sulla Val d’Orcia ed il monte Amiata all’orizzonte, si estende su circa 20 ettari e si caratterizza per il microclima mediterraneo nonché per i terreni rossi fortemente scoscesi, ricchi di sassi e rocce. L’azienda è tra i fondatori del distretto del Brunello di Montalcino biologico, e ha proprietà già certificate biologiche dal 2017 e altre in conversione. Il loro Brunello si è aggiudicato i 3 bicchieri Gambero Rosso 2019.

Il vino che andiamo ad assaggiare è un uvaggio 80% sangiovese, 10% colorino e 10% syrah, con una maturazione parziale in botti grandi e barrique di secondo passaggio. L’annata è 2015 e ha una gradazione di 14% vol. , è un vino che si presta a essere consumato subito o da lasciare in cantina per un’interessante evoluzione… vi aspettiamo per scoprirlo con noi!

Degustazione: (ps con leggero raffreddore di stagione, aimè) il colore è granato scarico, classico del sangiovese, brillante e limpido. Al naso perviene subito una grande pulizia, la vaniglia del legno ben equilibrata con i frutti rossi tipici varietali spicca subito ma molto gentile e armonica. Spunta anche un bouquet floreale (peonia?) e a seguito di un pò di ossigenazione arrivano le spezie, il pepe nero e la noce moscata, chiodi di garofano. Un bel ventaglio, ben assemblato. Anche il palato non tradisce, precisa la corrispondenza, gli stessi aromi si aprono in bocca con grande armonia, niente da dire, sul finale spunta la liquirizia. Medio corpo, rotondo ed elegante, un tannino già ben smussato ma presente lo rende piacevole e lascia intendere un’ottima capacità di evoluzione nei prossimi 3\4 anni sicuramente. Eccellente rapporto qualità\prezzo, vino molto elegante. Bravi!

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