La Spia – Valtellina

Di passaggio in Valtellina, non potevamo mancare di fare una sosta presso la Cantina La Spia a Castione Andevenno, nostra ultima proposta della zona vinicola celebre in tutto il mondo per la sua viticoltura eroica di montagna e per il livello qualitativo e estremamente territoriale che esprime il Nebbiolo (detto Chiavennasca) sui caratteristici pendici impervi e terrazzati. I vini della cantina La Spia ci hanno subito colpito, quando provati a suo tempo al banco d’assaggio insieme ad altri vini di Valtellina, e anche tra voi clienti hanno riscosso successo ed un apprezzamento continuativo. Quindi era tempo di visitare la cantina, dove siamo stai accolti da Elena ed Andrea, giovani addetti al ricevimento e gestione clienti, che seppur impegnati dall’afflusso straordinario per via del ponte festivo, non hanno mancato di rispondere ai nostri quesiti e farci degustare le ultime annate in commercio, fresche di riconoscimenti come la corona della guida Touring Vini Buoni d’Italia e le medaglie di platino e argento del Decanter Wine World Award. Altra piacevole conferma della nostra ottima scelta.

La Cantina nasce nel 2009 ed è frutto di un progetto dell’imprenditore Michele Rigamonti, e ha sede in un moderno sito produttivo a Castione: alle sue spalle si trovano i vigneti della sottozona Sassella con degli impianti molto giovani che si sommano alle altre vigne di proprietà o in gestione divisi nell’arco delle altre denominazioni Valtellinesi, per un totale di 4,5 ettari. Volumi molto contenuti, per una produzione di qualità.

Abbiamo potuto respirare l’atmosfera vivace della cantina a vendemmia appena conclusa, con gli strumenti di lavoro appena puliti e riposti, se non ancora in uso, e le vasche ed i fermentatori pieni del futuro vino. In foto vedete dei recipienti in anfora, dove si conducono fermentazioni “sperimentali” per nuovi assemblaggi del vino Castelasch, ed oltre a botti e barriques vedete i piccoli fermentini troncoconici in legno dove si trovano i mosti che andranno a costituire le varie partite per gli assemblaggi dei rossi dell’azienda. La minuziosa parcellizzazione delle operazioni di vendemmia e vinificazione è una peculiarità della loro produzione, per rispettare e valorizzare al massimo le uve raccolte e le loro naturali differenze chimico-fisiche.

La Spia è una piccola cantina giovane e dinamica, che fa dell’innovazione e ricerca un suo punto di forza per completare le tecniche di vinificazioni tradizionali con una visione moderna sì, ma ragionata e rispettosa, che in effetti abbiamo sempre pienamente ritrovato nel quadro aromatico, nella limpidezza gustativa e nell’equilibrio dei loro vini.

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Valdobbiadene e il Prosecco di Torre Zecchei

Questa estate durante le vacanze ci siamo regalati qualche giorno di piacere tra i magnifici paesaggi della Valdobbiadene, patrimonio mondiale Unesco. Racchiusa tra Valdobbiadene, Conegliano e Vittorio Veneto quest’area vinicola è la culla storica della produzione di Prosecco a DOCG, qui etichettato appunto come Conegliano Valdobbiadene Superiore DOCG o Valdobbiadene Superiore DOCG, e sovente senza nemmeno più il nome Prosecco in etichetta. Scelta, questa, dovuta all’inflazionamento del vino Prosecco sui mercati, dopo il contestato ampliamento della zona di produzione a DOC avvenuta anni fa che ha visto salire sul carro vincente anche produzioni industriali o prettamente commerciali, dalle mastodontiche rese per ettaro, in terreni di pianura spesso geologicamente al limite della sufficienza per la viticoltura, o prodotti creati senza nessuna cura e passione, ma solo per soddisfare i numeri di un mercato in costante crescita.

Questa premessa è dovuta perchè la differenza tra bere un Valdobbiadene – Conegliano Prosecco Superiore o un Prosecco DOC è netta e da comprendere bene. Nulla togliendo ad un buon Prosecco Treviso DOC ben fatto (e che comunque non possiamo trovare sempre in offerta a pochi spicci), la produzione di uve Glera, da cui si ottiene tutto il Prosecco, è storicamente radicata in Valdobbiadene e soggetta ad un disciplinare a sè, appositamente dedicato.

Le splendide colline di origine glaciale, alluvionale e marina, che siano dolci o più irte a seconda della zona ma sempre caratterizzate da distinte caratteristiche chimico – fisiche e ottimale permeabilità, insieme al perfetto equilibrio climatico dato dalla vicinanza delle montagne e della loro benefica escursione termica, creano la condizione ideale per la coltivazione di uve dal ricco e unico profilo aromatico e gustativo.

La lavorazione delle viti e la raccolta delle uve avvengono (da disciplinare) rigorosamente a mano, con il necessario dispendio di tempo e fatiche immaginabili rispetto ad un vigneto meccanizzato di pianura, è vietato il diserbo chimico e le rese per ettaro sono ben ridotte, ovviamente, rispetto ad un Prosecco prodotto fuori dall’area a DOCG. Come ulteriore valorizzazione sono state create 43 menzioni geografiche aggiuntive, denominate “Rive di..” in etichetta, che caratterizzano vini prodotti in sottozone ristrette, dette rive appunto, generalmente caratterizzate da forte pendenza e con caratteristiche geologiche ben distinte, che danno uve di ulteriore qualità e vini dai tratti caratteristici.

Tornando al nostro viaggio, inizialmente abbiamo avuto il piacere di essere ospiti presso la Cantina e Agriturismo La Casa Vecchia a Santo Stefano. Qui, passeggiando piacevolmente tra le vigne del cru di Cartizze sino a raggiungere la sommità delle colline antistanti, abbiamo potuto verificare con le nostre gambe la difficoltà e pendenza che deve affrontare un vignaiolo che lavori manualmente le uve in queste zone.

A proposito della denominazione Cartizze, mi sono tolto finalmente la curiosità di scoprire a fondo, sul posto, le peculiarità di questa rinomata produzione. Si tratta di una zona di soli 108 ettari, che dal colle dove si trova la famosa Osteria senz’oste (che ad oggi purtroppo ho trovato un pò snaturata nella sua originaria essenza, ridotta ad attrazione turistica… ma tant’è) rientra tutta in una fotografia.

Le vigne di Cartizze sono esposte tutte a sud e godono della ventilazione ed escursione termica importante data dalla montagna sovrastante: sono dei cloni vecchi e con la caratteristica di produrre uva Glera con grappoli spargoli (dai chicchi radi, vedi in foto) con un concentrato tenore zuccherino e grande intensità aromatica. Proprio il fatto di produrre grappoli spargoli e dolci rendeva tempi addietro l’uva di questa zona adatta ad essere appassita, scongiurando ammuffimenti indesiderati, per fare il prezioso vino dolce delle feste. Operazione che si faceva sulle “graticce”, da cui la storpiatura linguistica dialettale “gardizze” fino a “cartizze”. Il cru di Cartizze è diviso in tantissime parcelle tutte di proprietà di viticoltori, ed il valore dei terreni raggiunge cifre altissime, arrivando anche a due milioni di euro per ettaro.

Concludiamo la nostra passeggiata con una gaudente degustazione dei vini della cantina La Casa Vecchia sul loro portico che affaccia direttamente sui vigneti di Cartizze, con un tramonto dopo la pioggia da riempire gli occhi ed il cuore. Io personalmente invito i miei clienti ad approcciarsi alla tipologia di prosecco brut rispetto ad un extra dry, che trovo più equilibrata nel rapporto zuccheri-aromaticità e meno stancante, più gastronomica. Il Cartizze prodotto da loro in versione dry stupisce per il suo quadro aromatico intenso ed esplosivo, con una persistenza lunghissima e gusto sapientemente bilanciato nonostante il residuo zuccherino. Comunque tutti vini di alto livello qualitativo, dove si ritrova il lavoro attento e la passione trasmessa anche dal titolare durante una bella chiacchierata.

I giorni seguenti ci siamo concessi un piacevole girovagare lungo la strada del vino ed i paesi di Asolo e Bassano del Grappa, tra scorci spettacolari, borghi caratteristici e golose soste gastronomiche, trovando sempre una accoglienza professionale e preparata, aspettando l’appuntamento presso la Tenuta Torre Zecchei a Valdobbiadene, nostri nuovi fornitori da quest’anno.

Qui veniamo accolti da Tiziano ed Elisa, che subito ci mettono a nostro agio con affabilità e cortesia, nonostante il periodo sia già di preparazione per l’imminente vendemmia, e ci dedicano il loro tempo con piacere. L’azienda è dedita quasi esclusivamente alla produzione di spumanti, con uve da vigneti di proprietà collocati nel territorio della DOCG Conegliano Valdobbiadene, con cui viene prodotto anche il Prosecco Treviso DOC da uve sempre vendemmiate manualmente! Gli spazi di lavoro sono tutti a vista e contigui come è usuale in una cantina di piccole dimensioni, ordinati e puliti come buona prassi per chi lavora con criterio. Le vasche di fermentazione e stoccaggio brillano in fila affacciate alle autoclavi dove il Prosecco farà la seconda rifermentazione a temperatura controllata: le dimensioni sono contenute e si vede subito che l’obiettivo è una produzione mirata, di qualità. Tutto è pronto per accogliere l’uva che arriverà, quindi con Tiziano conveniamo che è il momento di aprire un paio di bottiglie e metterci comodi.

Mentre degustiamo il loro Valdobbiadene Brut, a mente fresca di altri assaggi fatti nei giorni seguenti, mi convinco sempre più della validità dell’azienda selezionata! Gli aromi sono ampi e intensi, acidità e frutto ben dosati, la sapidità e territorialità caratterizzante spicca netta.

Passiamo poi ad assaggiare il Bonorivo, extra brut proveniente dal loro vigneto più vocato sulle Rive di Cozzuolo, e approfondiamo la conoscenza dei loro metodi di coltivazione. Scopro così che l’azienda punta molto sulla salubrità delle uve, arricchendo i terreni con preparati biologici che rafforzano le viti e le aiutano a contrastare eventuali criticità batteriche e danni da parassiti (principio di dominanza) riducendo gli interventi in vigna ed in cantina e rispettando il territorio.

Mentre chiacchieriamo, mi concentro sul vino nel bicchiere, il Bonorivo, “la cui vinificazione e seguente lavorazione avviene senza aggiunta di solfiti. Prodotto esclusivamente dalla selezione di uve di un vigneto che, per la sua naturale posizione geografica in pieno sole fin dal primo mattino, necessità di limitati trattamenti chimici” (dal sito aziendale): un bicchiere che apre a ventaglio, in maniera esemplare, le caratteristiche aromatiche del vitigno Glera, con un sorso da grande bollicina, setoso e sottile, bilanciato nell’acidità e piacevolezza ma capace di reggere abbinamenti ricercati… complimenti davvero!

Ulteriore nota di merito, l’uso di pannelli fotovoltaici per compensare il fabbisogno di energia elettrica dell’azienda ed il progetto in corso d’opera per la creazione di una nuova e moderna struttura ricettiva alle porte di Valdobbiadene, segno di dinamismo e sana crescita imprenditoriale sul territorio.

E’ giunto il momento di salutarci e procedere per la nostra strada ed il resto della nostra vacanza, con il piacere di avere visto di persona, ancora una volta, una concreta e positiva realtà produttiva, e di poter trasmettere qualcosa di più ai miei clienti quando tornerò al lavoro.

Sicuramente la zona di Conegliano e Valdobbiadene ha ancora tanto da raccontare e magari qualche lacuna tecnica nel mio resoconto potrà esserci, ma ero in viaggio con la famiglia per piacere e così è stato, senza troppi tecnicismi ma con il ricordo di aver incontrato belle persone e scoperto un altro pezzo del nostro meraviglioso paese, ricamato e impreziosito dal lavoro dell’uomo.

Venerdì 27 maggio 2022 – Gossip Pinot Grigio Di Lenardo

“Gossip” Pinot Grigio 2021 DOC Friuli 13% vol. – Di Lenardo – Gonars (UD). € 9,90 in enoteca.

L’uva Pinot Grigio, come indica anche il nome, sebbene conosciuta e associata a vini bianchi, ha la buccia di un colore variabile dal rosa\violetto al ramato (vedi foto sotto), comunque ben diversa dalle varietà a bacca bianca, essendo una derivazione del Pinot Nero. Da qui la molteplice collocazione cromatica dei vini che se ne possono ottenere, anche dipendente dal fatto che se i mosti di uve Pinot Grigio hanno tutti la caratteristica di avere colorazione ramata più o meno intensa, per vari fattori tecnici e biologici durante la vinificazione il vino tende naturalmente a schiarirsi, e a seconda della volontà del vinificatore e dei sistemi adottati (con più o meno macerazione delle bucce, lavorazioni a contatto con l’ossigeno o meno, ulteriori chiarifiche) si può preservare il colore ramato o procedere ad avere un vino cosiddetto “bianco” di varie tonalità.

Questa premessa è necessaria proprio perchè, diversamente da quello che il cliente si aspetta parlando di Pinot Grigio, il vino che andiamo ad assaggiare è intenzionalmente vinificato preservando il colore ramato, o buccia di cipolla chiaro che dir si voglia, e lo proponiamo come inserimento estivo insieme ad altri vini bianchi e rosa.

Degustazione: nel bicchiere si presenta appunto con un color oro chiaro ramato, il profumo è pulito, ampio e netto di fragoline, rosa, mandorle, pompelmo rosa e melone. Il gusto è vibrante, con una fresca acidità che si bilancia perfettamente con l’alcool, rendendo la bevuta scorrevole e rinfrescante. Lunga e sapida persistenza. Un vino decisamente conviviale e fine, con una struttura piacevole ma non frivola, tanto da sembrare un vino di mare. Adatto ai piatti di verdure estivi, torte salate, crostacei e pesce di mare anche in preparazioni con sugo o pomodori, formaggi freschi e di capra.

immagini con licenza c.c.

Venerdì 11 marzo 2022 – Biribesch Tenuta Uccellina

Biribesch Tenuta Uccellina Russi (Ravenna) – Vino frizzante bianco rifermentato in bottiglia sui lieviti. Da uve autoctone Cavecia – 11% vol. € 7,90 in enoteca.

Oggi stappiamo questo vino particolare, un rifermentato in bottiglia sui lieviti, prodotto da Tenuta Uccellina con le uve di una varietà storica Romagnola, la Cavecia, che era proprio in uso anticamente nelle zone rurali per produrre il vino destinato al consumo locale e quotidiano. La Tenuta Uccellina mantiene e conserva questa varietà, rara a trovarsi ormai, in un ettaro scarso di proprietà, proprio con l’intenzione di proporre un vino dal carattere contadino e romantico, da bersi in maniera conviviale e allegra.

Già dalla bottiglia trasparente possiamo notare il colore giallo cedro intenso e il deposito dei lieviti sul fondo (vedi foto sotto), quindi in questi casi si bada a non agitare troppo la bottiglia mettendo in conto che magari un centimetro di vino verrà lasciato indietro, ma comunque non ci spaventiamo se l’ultimo bicchiere sarà un pò torbido poichè è del tutto naturale.

Tolto il tappo, a corona, versiamo nel bicchiere il vino che dopo una bella spumata vigorosa, lascia una corolla cremosa nel bicchiere e bollicine molto fini a salire con continuità.

Il sentore che si leva dal bicchiere di primo acchito è quello preponderante dei lieviti, cosa del tutto normale per un vino rifermentato col fondo, dobbiamo attendere qualche minuto perché il ventaglio di profumi si apra e armonizzi. Allora troviamo sempre il profumo di lieviti ridimensionato e ora gradevole, a cui si avvolgono note citrine e di erbe aromatiche quali timo e salvia, note di agrumi canditi, pompelmo e banana matura, un poco.

Al palato la bollicina è vispa e allegra, piacevolissima, troviamo i sapori corrispondenti ai profumi se non con una nota di mela croccante in più. Caratteristica del vitigno, una bella acidità marcata che pulisce di netto e richiama subito un altro sorso.

Nonostante le sue origine rustiche, note di difetti nessuna per un vino che nel suo semplice equilibrio e piacevole carattere è il compagno ideale per quelle serate in cui si finisce di lavorare e si siede ad un tavolo con un amico, a raccontarsi come và. Ovviamente i tempi moderni richiedono di darsi un tono gourmet, e quindi possiamo immaginarlo con piccola frittura di mare, crudités di pesce azzurro, alici in carpione, acciughe su burro salato o anche pesce di lago in carpione piuttosto con un piatto di spaghetti acciughe, cipolla e pangrattato.

I lieviti depositati sul fondo, dopo che il vino è rifermentato e diventato frizzante in bottiglia.

Venerdì 10 luglio 2021 – Bombino-Fiano Teanum

Bombino-Fiano linea “Alta” Puglia IGP 2019 – 13% vol. – Cantine Teanum S. Paolo di Civitate (FG). € 7,90 in enoteca

Oggi stappiamo un vino che abbiamo inserito last-minute per rafforzare l’offerta di vini bianchi, data la stagione, attingendo dall’ampio catalogo delle collaudate Cantine Teanum .

Versato nel bicchiere, come per molti vini anche se giovani, riteniamo che una breve attesa aiuti a pulire e dispiegare meglio le potenzialità e gli aromi. Attendiamo una ventina di minuti e poi procediamo all’assaggio.

Il colore è quello dell’oro, vivido e di buona intensità, che accompagna un ventaglio di profumi generosi di ananas, albicocca, cedro e lime, frutta gialla candita e in finale una sottile nota che riporta alle erbe aromatiche. Ci aspettiamo assaggiandolo un vino grasso e succoso ma è un’impressione parzialmente ingannevole, infatti dopo aver ritrovato corrispondenza con il sapore dei frutti sopra descritti, la bevuta è subito rinfrescata da un’ampia sensazione sapida e un retrogusto amarognolo che spazzano le note fruttate dal palato cedendo il finale ad una lunga persistenza aromatica e mandorlata.

Un vino dalle sfaccettature ricercate, con l’ottimo rapporto qualità-prezzo che contraddistingue i vini prodotti dalle Cantine Teanum. Lascio a voi immaginare gli abbinamenti molteplici, estivi e mediterranei ma certamente da osare più che con un semplice aperitivo.

Venerdì 4 Giugno 2021

Vento Spumante Brut rosato millesimato 2020 – 11,5% vol. – Cantine Teanum San Paolo di Civitate (FG). € 8,90 in enoteca.

Finalmente riprendiamo ad accogliervi con le consuete degustazioni promozionali dei nostri vini, e lo facciamo con un vino che casca a pennello con i primi caldi della stagione.

Le Cantine Teanum vantano una consolidata esperienza ed una gestione moderna e innovativa, con una gamma di vini ampia che spazia dalle storiche varietà della zona a vitigni di regioni vicine che, come per altre case vinicole Pugliesi, vengono usualmente coltivati ed interpretati dando risultati sicuramente differenti dai territori d’elezione, ma comunque interessanti.

E’ il caso dello spumante rosato brut che andremo a degustare, ottenuto da uve Aglianico, varietà che viene usata sempre maggiormente per spumantizzazione sia in bianco che in rosa, con Metodo Classico o in autoclave come nel caso del Vento spumante rosato.

Versato nel bicchiere forma una schiuma e una bollicina vigorosa, che si sgrava subito lasciando il passo a scie fini che svelano il bel colore rosa antico scarico, non artificioso ma con riflessi naturali vividi, segno del rosato fresco di annata.

il profumo riflette l’occhio, tenue e delicato di crema e ribes, un sottofondo di mandarino, dopo alcuni minuti ritroviamo sempre gli stessi profumi anticipati da una sensazione iodata, di mare, non sgradevole. Un quadro aromatico non esplosivo ma ben equilibrato, piacevole e invitante come si conviene ad uno spumante charmat conviviale.

Il sorso invece ci sorprende, il vitigno Aglianico rivela la sua natura con una verve vinosa e graffiante, incisiva rispetto al colore ed al profumo. Il palato è ben avvolto dalle varie sensazioni: fruttato, vinosità, sapidità e croccantezza ben distribuite, che lasciano una lunga persistenza e un buon ricordo amarognolo e asprigno che invoglia a berne ancora. Qui ci ricordiamo che abbiamo a che fare con uno spumante brut, e subito ci viene voglia di sapori di mare.

Ideale per accompagnare antipasti di mare, di verdure o mousse e torte salate estive. Oppure con uno spaghetto allo scoglio con fondo di pomodorini.

Nuove annate Tenuta Uccellina

Nei giorni scorsi abbiamo avuto il piacere di fare una degustazione on-line con Hermes Rusticali della Tenuta Uccellina in provincia di Ravenna. Conosciuta dai nostri clienti già per il Burson (rosso da uve autoctone Longanesi la cui storia, permeata di romanticismo e fascino d’altri tempi, merita di essere conosciuta prima di approcciarsi a questo vino dalle caratteristiche uniche e sorprendenti – la trovate qui), Tenuta Uccellina riserva altre sorprese specialmente per chi è amante dei vitigni storici e autoctoni Italiani e delle vinificazioni mirate ad imprimere carattere ed a valorizzare i tratti distintivi dei vitigni in questione.

Questa premessa è necessaria per darvi un quadro della situazione, perchè una degustazione dei vini di Tenuta Uccellina è un’esperienza che ci porta fuori dalla comfort-zone dei sensi noti e accomodanti, facendoci scoprire il bello e l’originalità di alcune tra le numerose varietà di vitigni storici che la nostra penisola offre. Se le pianure Romagnole fanno pensare a vitigni bianchi da iper-produzione di cui ormai non si ricorda nemmeno più il vero gusto tanto sono stati bistrattati dalle industrie vinicole, o ai Sangiovese conviviali e scorrevoli, vini amici e rassicuranti (che assolutamente non si disprezzano se ben fatti, tant’è che sui nostri scaffali c’è sempre un posto per il loro Sangiovese Superiore Samore) le etichette proposte da Hermes sono state una bella sorpresa per il nostro palato in questo periodo di forzata inattività degustativa, tanto da dover riprovarle più volte nei giorni a seguire per ponderare bene quali estrarre dal gruppo per proporle al pubblico.

Cercando di non dilungarmi troppo, punterò il focus sui vini scelti: iniziamo dalla Rambela, (Famoso Ravenna IGP 2020 – 13% vol.) vino da uve Famoso, autoctona varietà locale le cui radici sono antichissime, trovandosi cenni in documenti addirittura del 1437 (Tabella del Dazio Comunale di Lugo). Come ci racconta Hermes, storicamente è sempre stata usata solo a livello locale ed anche come uva da tavola, per via del sapore dolce e della consistenza croccante e piacevole. Con diversi anni di vinificazione alle spalle e accorgimenti sempre più mirati, tra cui la raccolta delle uve in ben tre tempi differenti, vinificazioni separate e successivo assemblamento per cogliere diversi aspetti e peculiarità del vitigno, Tenuta Uccellina propone oggi una versione di questo vino veramente accattivante e ben strutturata, nel senso tecnico del termine. Particolarità del vitigno è sempre il quadro aromatico che ricorda le malvasie aromatiche o il moscato, per via delle medesime molecole odorose presenti nell’uva (terpeni). Quindi il primo impatto è sempre intrigante, con sentori di mela gialla e albicocca, fiori d’agrumi e un leggero rimando di erbe officinali. Al palato il vino è ottimamente bilanciato, ritornano l’albicocca e gli agrumi ed una prima sensazione di rotondità e completezza a cui segue una chiusura piacevolmente astringente e leggermente amarognola che invoglia la bevuta successiva. Per dovere di cronaca, il colore è paglierino chiaro, vivido e con i riflessi verdolini della gioventù. Al proposito si è anche parlato della sua capacità di evoluzione, e Hermes sostiene che prove a distanza di un paio di anni e più hanno dato risultati interessanti, con un vino sicuramente differente ma non decadente, anzi incoraggiante. Ideale da aperitivo e per accompagnare antipasti di mare o fritture sempre di pesce o verdure. Vino che può tranquillamente rubare la scena a nomi più alla moda, col valore aggiunto della tipicità, ricordatevelo ai primi aperitivi in compagnia.

A seguire la nostra scelta tra gli altri vini bianchi proposti, l’Albana Amorosa e il Trebbiano Hermes, è ricaduta su quest’ultimo, il Trebbiano Romagna DOP 2019 Hermes – 13,5% vol.

La decisione è stata sofferta, perchè l’Albana idealmente è molto significativa per l’enologia Romagnola e nazionale, è un vitigno autoctono di cui troviamo notizie nella storia da Plinio il Vecchio in poi, in enoteca al momento non abbiamo referenze, ma… abbiamo scelto il Trebbiano per la sua maggiore immediatezza e piacevolezza, nonostante la ricercata tecnica di vinificazione raccontataci da Hermes sia volta all’ottenimento di un livello qualitativo di alto profilo, meritevole secondo noi anche di un maggiore affinamento in bottiglia. In sostanza, il Trebbiano offre la possibilità di essere goduto fin da subito e da tutti, in giusto abbinamento, ed uscendo da un periodo in cui ogni occasione di convivialità è stata annullata abbiamo bisogno di vini da condividere e proporre senza timore di impegnare troppo la mente ed i palati, con un occhio agli accostamenti gastronomici della stagione calda. Bisogna però sottolineare che parliamo di un vino voluto e pensato da Tenuta Uccellina proprio per riscattare un vitigno che nell’immaginario collettivo è sinonimo di alte rese ed etichette banali: la cura e la particolarità delle tecniche vendemmiali e di vinificazione fanno onore all’intento e soprattutto centrano il risultato.

Come ci racconta Hermes le uve vengono lasciate surmaturare fino a fine ottobre, quando vengono vendemmiate rigorosamente a mano in presenza dei primi sviluppi di Botrytis cinerea (ammuffimento controllato che fa concentrare gli zuccheri nell’uva e dona un caratteristico bouquet di aromi).

botrytis allo stadio iniziale su uva rossa – immagine con licenza c.c.

Segue la fermentazione, parzialmente condotta in barrique usate (nelle prossime vendemmie si sperimenterà l’uso di contenitori in gres), e poi il vino riposa fino ad otto mesi sulle sue fecce prima di essere svinato ed imbottigliato, per essere messo in commercio non prima dell’autunno successivo alla vendemmia. Tanto lavoro si traduce in un calice di vino dal colore giallo dorato, profumato di miele d’acacia, pesca noce, pompelmo, buccia di mandarino e aromi più complessi (mandorla, resina, minerale\salino). Al palato tornano in corrispondenza gli stessi sentori, legati da una sensazione calorica e glicerica decisa bilanciata comunque da una chiusura fresca e piacevolmente amaricante. La bevuta è sempre scorrevole, diciamo senza timore che la cantina ha colto nel segno con un vino dal ventaglio di sensazioni ampio e vario, elegante ed originale che può piacere subito a tutti se proposto con un abbinamento sapido e saporito che ne tenga il passo (pesce azzurro, pesce grasso alla griglia, piatti fusion di pesce e verdure, carni bianche in intingoli per dirne alcune o le tradizionali paste fresche in brodo emiliano-romagnole, cappelletti e passatelli) ma che invoglierà i clienti più navigati ad attenderne l’evoluzione tra due-tre anni o più. A voi la scelta se berlo subito o provare a conservarne una bottiglia in cantina, oppure optare per entrambe le possibilità.

In ultimo parliamo del Burson etichetta nera, annata 2014 – 15% Vol. versione ottenuta da appassimento dell’uva Longanesi, vinificazione in acciaio e affinamento per 48 mesi in botti di rovere e successivamente in bottiglia. L’annata testata soffre purtroppo di un andamento climatico sfavorevole, con piogge in periodo di vendemmia ed a posteriori che hanno obbligato a ridurre il periodo di appassimento da circa 40 giorni a soli 20, per il rischio dello sviluppo di muffe dannose. Tenendo conto che Tenuta Uccellina produce il Burson con il totale delle uve appassite, anche se il disciplinare ne consentirebbe un utilizzo anche parziale, per chi ha provato le annate precedenti questo si traduce in un vino dalla struttura più squadrata e tannica (già l’uva longanesi ha un tannino schietto e preponderante di suo), da un canto più collocabile accanto a vini dalla vinificazione tradizionale ma sempre con i suoi profumi varietali ricchi di amarena, note vanigliate e cioccolato ed un sorso caldo, avvolgente e spiritoso ma ancora erbaceo, liquirizia e spezie, a cui il passare del tempo donerà chissà quali interessanti sfaccettature.

Oltre ai vini descritti sopra, trovate sempre il Sangiovese Superiore Samore, rosso genuino, fresco e succoso come si conviene ad un buon Sangiovese di Romagna fatto a dovere.

Un’ulteriore nota di merito è la scelta di usare per i vini provati, Burson etichetta nera escluso, tappi Nomacorc green fatti con materie vegetali (foglie di canna da zucchero) e 100% compostabili, che comunque permettono una controllata traspirazione del vino senza rischio di contaminazioni.

Adesso che vi abbiamo sollecitato la curiosità, non resta che attendere che arrivino sui nostri scaffali, tra pochi giorni… seguite il nostro sito o la nostra pagina Facebook per aggiornamenti!

Per chi volesse conoscere di più sulla storia di Tenuta Uccellina link qui

I Vini Sassobraglia

Situata nella Val Borbera, ai confini con la Liguria, l’Azienda Agricola Sassobraglia coltiva 3 ettari di vigneti ad altezze che vanno dai 350 ai 750 mt. Per capire dove siamo, le denominazioni di riferimento per i vini in questa zona del Piemonte sono Gavi e Colli Tortonesi, ma grazie all’intuizione dei proprietari e alle caratteristiche climatiche e geologiche della valle, più estreme che nelle zone più basse, l’azienda propone delle interpretazioni molto interessanti sia dei classici vitigni a bacca bianca che dall’unione del tradizionale Dolcetto con il più innovativo ed apprezzato Pinot Nero.

Ecco le proposte che trovate da oggi sui nostri scaffali:

Timorasso Colli Tortonesi doc 2016: Il Timorasso è un vitigno autoctono della provincia di Alessandria, a bacca bianca, coltivato essenzialmente nelle Valli Curone, Grue, Ossona e in Val Borbera, in un ‘area dove la vite trova un valido “habitat” grazie al terreno, al lungo soleggiamento e alla posizione al riparo dei venti.
La sua produzione è assai limitata, ma di alta qualità. Il vino che se ne ricava, di buona struttura, è assai rinomato tra i buongustai; appartiene all’ultima generazione dei “bianchi” della provincia di Alessandria, nonostante le sue origini antiche. Caratteristica del vino è l’infinita freschezza e la capacità di evolvere nel lungo termine con risvolti degni dei vini bianchi più rinomati, con note minerali e di idrocarburi. Il Timorasso Sassobraglia infatti si presenta brillante e vivo, con sentori lievi e floreali, acidità e freschezza al top, come appena svinato, corpo invece ben assemblato e pieno. Proprio per questo ci sentiamo di consigliare, secondo il nostro modesto parere, l’acquisto a chi desidera lasciarlo riposare in cantina ancora qualche anno per coglierne appieno le potenzialità. (€16,00\bottiglia)

Sisola Bianco: da uve Cortese e Timorasso, si propone come vino quotidiano ma stupisce per il suo corpo pieno e caldo ed un quadro aromatico intenso e persistente. Note di erbe aromatiche e frutta a pasta gialla sono seguite da lunga permanenza e sapidità. (€8,90\bottiglia)

Sisola Rosso: da uve Dolcetto e Pinot Nero, questo vino nasce per essere bevuto in compagnia nelle occasioni più conviviali. Bisogna dire che coglie nel segno, i vitigni si sposano con note piacevoli di frutti rossi e note più complesse tra cui sentori speziati, di tabacco e di liquirizia. Al palato si rivela fresco e piacevolissimo, con una pulizia esemplare e una persistenza invidiabile. (€8,90\bottiglia)

In visita alla Cantina Giachino – Costigliole d’Asti

E ‘una domenica di ottobre da manuale con nebbie, grigiori e tutta la tavolozza dei colori caldi quella che ci vede arrivare in visita alla cantina Giachino a Costigliole d’Asti, in frazione Annunziata. La cantina si trova quasi alla sommità del declivio di una ampia collina: la vista spazia da Costigliole a Castagnole Lanze con un tappeto di vigneti multicolori ai nostri piedi.
Veniamo subito accolti con calore da Franco e dal figlio Oscar.
Dopo i convenevoli, mentre i bambini si perdono a giocare in mezzo alla campagna col nonno Franco e i suoi nipotini, noi ci facciamo spiegare qualcosa di più sulla loro Azienda.
Di proprietà di famiglia, fondata nel 1958, davanti a un bellissimo panorama Oscar ci mostra a braccio le vigne di loro proprietà.
Praticamente l’uva è quella che vedi maturare davanti a te, si vedono i vigneti “da laggiù a là, fino in fondo lì ed un po’ qui dietro fino lassù”! Quella che si dice un azienda a conduzione familiare, dove tutto è sotto diretto controllo, per questo non ho voluto chiedere numeri, ettari e ettolitri… a cosa serve? E’ lì da vedere da dove arriva il vino, quando non ce n’è più, è finito!
Passiamo in cantina, che è sviluppata sotto le abitazioni, poste a corte.
I locali più ammodernati si trovano appena entrati dal portone, con una ordinata batteria di fermentatori termocontrollati e vasche di piccole dimensioni, dai 35 ai 70 hl, dove riposa il vino che ha finito da pochi giorni di fermentare, salvo una vasca di Barbera che come ci fa notare Oscar sta ancora lavorando, infatti si sente il calore tiepido appoggiandoci la mano.
Da qui si passa direttamente alla parte più vecchia della cantina, gli spazi si restringono man mano e si viaggia indietro nel tempo: in un corridoio ci sono ancora le vasche di cemento in uso, ben rinnovate, e qualche tonneaux.
Tra volte di mattoni e attrezzi d’epoca un passaggio ancora più ristretto ci porta alla cantina originaria delle antiche abitazioni: un piccolo caveau dove, insieme a qualche barrique esausta usata per i vini passiti, riposano e lavorano poche centinaia di bottiglie di metodo classico (bianco da Chardonnay e Rosè da Barbera), che come ci spiega Oscar vengono prodotte in piccolo numero proprio per averne buona cura, perchè il tempo tra campagna e cantina è già tutto impegnato.
Continuiamo a chiaccherare, ma non manco di notare come tutto è molto curato, sia nella parte “retrò” che nella parte dove il lavoro è più intenso e quotidiano, ossia tra le vasche e i fermentatori: segno di ben tramandata passione e attenzione che denota le capacità professionali dei Giachino e gli investimenti per migliorare e guardare avanti.
Ora possiamo assaggiare qualche vino. conosciamo già i loro prodotti perchè ne abbiamo a scaffale diversi: vini dall’identità ben definita, di cui apprezzo le ampie sfumature floreali, sempre pulite e fini. Approfittiamo quindi per provare qualche bottiglia che ancora non trattiamo.
(Nel frattempo ci raggiungono la sorella Veronica e il fratello Loris, che si aggiungono piacevolmente alla compagnia.)
Iniziamo con il metodo classico 100% Chardonnay, minimo 24 mesi di rifermentazione sui lieviti: il bel colore dorato è interessante, il vino ha una bella polpa, carico e succoso, molto profumato di frutta gialla e crema, veramente piacevole. È un metodo classico brut da 7 grammi litro di residuo, ma non austero anzi conviviale, da bere in compagnia senza troppi sofismi.
Poi passo a provare lo Chardonnay ‘800 maturato in botte, vendemmia 2015.
Un bianco dal colore giallo vivido mediamente intenso e naso mieloso, floreale ed elegante. Armonico e rotondo ma ancora ben vivo e come ci fa notare Veronica, pronto giusto ora per essere stappato ma che potrebbe evolvere ancora almeno 5 anni tranquillamente.
Poi sono curioso di assaggiare l’Albarossa ‘800 Riserva, che mi manca, e non mi sbaglio: che bontà, che succo questo vino con note di confettura rossa e cioccolato e spezie! Ricco, avvolgente e caldo ma nonostante tutto scorrevole che non finiresti mai di berlo!
Viriamo successivamente su altre note, più leggere… non riusciamo a dire di no ad un Moscato passito e ad un Moscato brioso. La zona Astigiana è vocata per eccellenza a quest’uva e anche questi vini freschi e della domenica sono impeccabili: è come avere un cestino di frutta d’estate nel bicchiere.
Finiamo con una immancabile prova di botte, una Barbera che Oscar dice la sua preferita e che nonostante la bella acidità e il nervo crudo ha già la caratteristica per cui i vini della famiglia Giachino mi piacciono molto, cioè che mantengono una peculiarità lieve, floreale, molto fine ed affascinante in armonia con tutte le altre note. Una marchio di fabbrica che non delude mai.
L’ospitalità è veramente squisita ed è un peccato andarsene ma sono quasi le due e dobbiamo ancora pranzare, poi è sempre domenica e tutta la famiglia, specialmente dopo il periodo della vendemmia, ha diritto alla loro quiete.
Portiamo con noi il ricordo di un bellissimo tempo passato insieme e qualche novità, che va ad aggiungersi ai vini della famiglia Giachino già in scaffale alla Botte Piccola, che ora sono:

Piemonte Chardonnay doc
Piemonte Chardonnay doc ‘800 (botte)
Barbera d’Asti doc
Monferrato Rosso Ru (Ruchè)
Albarossa Piemonte doc
Albarossa Piemonte ‘800 Riserva
Metodo Classico Chardonnay
Vino da uve appassite bianco (Moscato)
Vino da uve appassite rosso (Albarossa)

Più dei vini sfusi limitati a rotazione, dei quali ora abbiamo l’Albarossa.

Per concludere la bella giornata, abbiamo fatto dopo pranzo una passeggiata tra le vigne dell’Art Park La Court, itinerario artistico voluto e sostenuto dalle Cantine Michele Chiarlo che dista pochi chilometri, e che consigliamo di visitare (vedi foto sotto).

Venerdì 31 Gennaio 2020

Marche IGP Passerina BIO 2017 “Centuria Cumana” Azienda Agricola Sgaly, Ortezzano (FM) – 14% vol. – € 6,50 IN PROMOZIONE

Con l’anno nuovo abbiamo iniziato ad inserire alcune novità, tra cui i vini in bag-in-box ed alcune etichette dell’Azienda Agricola Biologica Sgaly di Ortezzano, nelle Marche (vedi QUI). Oggi degustiamo la loro Passerina “Centuria Romana”, selezione in bottiglia proveniente da vigneti collinari (250 m.s.l.) esposti a sud est, con rese di 100 q.li per ettaro.

La Passerina è un vitigno storico del centro Italia orientale ed è sempre stata apprezzata per la sua vigoria produttiva e se nel tempo è stata all’ombra dei più noti Trebbiano (da cui si crede comunque discenda) e Pecorino, negli ultimi anni come per tanti altri vitigni autoctoni minori alcune sue caratteristiche peculiari ne hanno riportato in voga la diffusione, le scopriremo insieme assaggiandolo!

Una curiosità: il nome deriva da CENTURIA, da centuriazione, operazione eseguita dagli agrimensori nell’antica Roma. Consisteva nel suddividere un territorio in appezzamenti
chiamati CENTURIE, tracciando inizialmente due strade ortogonali, chiamate CARDO e DECUMANO esattamente come è suddivisa l’azienda SGALY, e CUMANA, dall’area archeologica di CUMA, prospiciente i vigneti SGALY. (dal sito dell’azienda).

Degustazione: (NB oggi non molta forma fisica, mal di gola…) Il colore è giallo paglierino chiaro, brillante con riflessi verdolini, nonostante non più d’annata. Buona premessa. Il profumo è come da manuale intenso di albicocca, fiori d’agrumi e salvia, un sentore di ananas quando scaldato un attimo, il tutto molto fine e ben equilibrato. Al palato si conferma il ventaglio di aromi, la freschezza vibrante e la tipica acidità\sapidità del vitigno, il grado alcolico elevato non si percepisce ma sicuramente aiuta a dare la correttà rotondità al vino che lascia la bocca pulita ma ricca di gusto, senza nemmeno troppo retrogusto amaricante. Piacevolissimo e ricercato, può scalzare dal podio dei vini conviviali anche etichette più blasonate… da provare. Ottimo rapporto qualità\prezzo.

sgaly-botte-piccola