In visita alla Cantina Aldrighetti – Valpolicella Classica

Abbiamo approfittato di questi giorni di festa per passare a visitare una cantina che ci dà grandi soddisfazioni in enoteca. Arrivati alla volta di Marano di Valpolicella, passando attraverso vigneti e cantine, ci fermiamo tra le case della frazione Valgatara davanti ad un cartello decisamente (e realmente) retrò che indica la Cantina Aldrighetti.

Ci aspetta ad accoglierci Mattia, che con il suocero Cristoforo segue e cura direttamente la produzione vitivinicola dei 5 ettari di proprietà. La situazione in cui è inserita la cantina è tipicamente famigliare, nel senso che l’abitazione storica di famiglia è annessa ai locali sottostanti della cantina e al fabbricato per l’appassimento delle uve per l’Amarone ed il Recioto, senza velleità ne pretese architettoniche eclatanti, semplicemente e sinceramente è l’edificio a cui ruota intorno una vita dedicata al vino ed al lavoro, votato alla praticità e costruito nel tempo. Seppur ben restaurati, gli elementi rispecchiano ancora le forme pratiche degli spazi rurali, il cortile, la cantina, la vigna prossima alla casa.

Passiamo quindi senza preamboli nei locali di vinificazione, appena ampliati e rinnovati, ai quali è annessa la bottaia dove Mattia ci mostra anche alcune barrique di legni pregiati nonchè particolari dove conduce alcuni “esperimenti” con l’Amarone: rovere dalle foreste transilvane in Romania, ciliegio italiano o pregiato rovere francese.

Da qui si accede ad una bottaia più piccola e con i muri di pietra a vista e mattoni a volta, sempre rinnovata e curata ma dal fascino antico, che come ci spiega Mattia è la cantina originaria della abitazione. Anche qui riposano in botti e barrique i pregiati vini della Valpolicella.

Sbuchiamo poi da una porticina sul retro dell’abitazione, e ci si para davanti un cortile aperto dove si affacciano altre case vicine ed un piccolo appezzamento di vigneto, di cui una parte evidentemente costituito da viti di una rispettabile età ed un parte più giovane appena reimpiantata. Mattia ci spiega che anche questo vigneto è parte del corpo originario della proprietà di famiglia, e vi si trovano anche viti di Ancellotta, qualche altra di varietà locali mai sentite che purtroppo ho già scordato, e persino qualcuna di Moscato, che sicuramente era, ed è mantenuta, per l’uso domestico. Coglie anche l’occasione per mostrarci le fascette o esche ormonali per la lotta alla tignola, poichè la conduzione dei loro vigneti è improntata alla massima attenzione anche per gli aspetti biologici e sanitari, oltre che qualitativi.

Salendo un scala ci accompagna poi nel locale più caratteristico delle cantine della Valpolicella: il fruttaio, cioè il sottotetto dove viene posta ad appassire l’uva in maniera tradizionale, senza l’uso di essicatoi, ma comunque con l’ausilio di tecnologie che permettono la regolazione automatica delle aperture delle finestre di aerazione, in base al tasso di umidità ed altri parametri.

Qui troviamo esposte ad uso informativo le varietà di uve classiche che compongono i vini di Valpolicella: Corvina, Corvinone, Molinara, Rondinella. (vedi foto). La parata di cassette è una delizia per gli occhi, e ascoltiamo Mattia raccontare come la scelta di usare quelle in legno sia comunque funzionale per l’assorbimento di eventuale succo di colatura, al fine di limitare la proliferazione di batteri sgraditi e di come l’uva venga passata in rassegna periodicamente al fine di verificarne la salubrità: scuotendo le file di cassette, se si levano gruppi di moscerini significa che qualche grappolo si è guastato ed allora occorre far passare la fila per scovare le uve da scartare… giusto per comprendere la quantità di lavoro ed esperienza necessari ad una produzione di alta qualità!

Dopo questo tour, veniamo invitati ovviamente ad assaggiare qualcosa, ma dato l’orario e con ancora strada da fare al volante (oltre al fatto che abbiamo tenuto una degustazione pochi giorni fa proprio con i loro vini, quindi li abbiamo freschi in memoria) mi “accontento” di degustare solo un goccio di Amarone e poi l’Amarone Riserva 2015: un vino che come ci spiega sempre Mattia, vuole essere celebrazione di una vendemmia particolarmente meritevole, ed è il caso della 2015, e come tale verrà prodotto anche in futuro, solo se le condizioni saranno favorevoli ed eccezionali.

Quindi ci aspettiamo un prodotto che stacchi nettamente dalla loro consueta seppur ottima produzione, e così è: un vino che ti fa sgranare gli occhi, eleganza, intensità e finezza senza un minimo squilibrio. Un vino perfetto, che conserva e racconta la vocazione del territorio, la sapienza di chi lo produce e la fortuità degli eventi naturali, che non sono riproducibili in serie e quindi necessitano di una mano esperta che sappia valutare tutte le peculiarità necessarie ad un prodotto irripetibile e accompagnare l’uva nella vinificazione. Ora, la cosa bella di quando incontro un vino di questo livello (nel contesto appena descritto e non durante una degustazione guidata) è che cadono tutti gli schemi e i tecnicismi: vince lui, mi prende per mano e mi emoziona, rimango sorpreso e non ha più senso sezionare il liquido nel bicchiere in colori, profumi e gusti. Questo non significa non porre attenzione a cosa si sta degustando, sia chiaro, ma è proprio perchè si è allenati a “valutare, cercare e cogliere” che la sua grande bellezza sensoriale è subito netta, lampante, ed è solo nel suo insieme che si svela e stupisce, e tanto basta. Ovviamente bisogna conoscere bene i vini prodotti dalla cantina abitualmente per poter collocare su un livello superiore quello che viene proposto come produzione eccezionale e perchè, come in questo caso, si possa rimanere stupiti dalle capacità del vignaiolo e poterne riconoscere il merito.

Così colgo l’attimo e vivo il piacere di bere qualcosa di unico e prezioso.

Per l’appunto, di questa Riserva le bottiglie prodotte sono nell’ordine di qualche centinaio, ed è con orgoglio che Mattia ci svela che è stato selezionato come candidato alla ambita medaglia di platino del Merano Wine Festival 2021, tra altri 100 nomi altisonanti dell’enologia nazionale.

Ci congediamo e lasciamo Mattia al prossimo appuntamento, sempre di persona, con altri visitatori, felici di aver conosciuto più a fondo il contesto dove nascono i loro vini della Valpolicella.

Oltre all’eleganza, finezza e territorialità che caratterizzano la linea dei vini Aldrighetti è solo ascoltando Mattia che si è colta l’essenza del vignaiolo conoscitore delle proprie vigne e di ogni processo produttivo e la sincera volontà di seguire personalmente e completamente il proprio lavoro, delegando praticamente nulla seppur conscio dei limiti, in termini di volumi, necessari per gestire i processi e la ricerca della qualità, ma assolutamente senza rimpianti e con grande orgoglio.